RICERCA & INNOVAZIONE
Al cuore della ricerca
Gianluigi Condorelli

In ambito medico, come in qualsiasi altro settore, è facile dire che la ricerca è tanto più robusta quanto meglio è finanziata. Ci sono paesi che investono molto a questo riguardo, soprattutto tramite apposite fondazioni non profit dedicate alle malattie cardiovascolari (come accade, ad esempio, in Gran Bretagna o negli Stati uniti), oppure con finanziamenti pubblici.  Complessivamente, il livello dei finanziamenti per la ricerca medica in Italia non è lo stesso dei paesi sopra citati: eppure anche il nostro paese è in grado di fornire apporti significativi. “Soprattutto i contributi di tipo clinico e terapeutico sono di ottimo livello: in Italia ci sono centri molto avanzati nella ricerca clinica, sui trials e su attività di tipo tecnologico.  Anche la struttura del sistema sanitario nazionale favorisce diversi tipi di studio. Peccato la ricerca non sponsorizzata sia un po’ meno facilitata rispetto ad altri paesi del Nord Europa, da vari anni a questa parte: ciò non toglie la presenza in Italia di diversi centri specializzati di altissimo livello”. Gianluigi Condorelli può esprimere queste considerazioni proprio da uno di questi centri, ovvero da un osservatorio in qualche modo privilegiato.  L’esperto professore è infatti il direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, la grande struttura alle porte di Milano che rappresenta certamente uno dei poli all’avanguardia in Italia anche dal punto di vista della ricerca. “Qui in Humanitas abbiamo una grande fortuna: la possibilità di operare, come dicono gli inglesi, “from bench to bedside”, ovvero dal laboratorio fino alla clinica: visto che al nostro interno abbiamo laboratori di ricerca, un campus e un ospedale tecnologicamente avanzato, adatto anche a ricerche importanti. Questa articolazione ci permette di fare trial, di partecipare a progetti finanziati sia dal Ministero della Salute che dall’Unione Europea… E poi abbiamo la didattica, il dottorato di ricerca, la scuola di specialità, che ci permettono di poter contare su una cosa importantissima: la materia grigia, nel senso che possiamo contare sull’apporto e sull’entusiasmo di tanti giovani: siamo privilegiati per questo”. Grazie a queste possibilità, la ricerca all’Humanitas è in crescita costante, sia a livello clinico che come ricerca di base. “Dal punto di vista clinico – chiude Condorelli - oggi gli studi principali riguardano le valvole cardiache e la rivascolarizzazione coronarica, anche a livello di apporti tecnologici.  Per quanto riguarda la ricerca di base, gli studi sono finalizzati prioritariamente da ad individuare nuove molecole in grado di migliorare la funzionalità del miocardio.  Queste sono le aree più calde della nostra ricerca…”.