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Azienda digitale per essere competitivi
Il punto del Digital Meet: i passi necessari per rimanere sul mercato

In un contesto dove tutto corre sul filo della rete, rispondere alle sfide del digitale è ormai fondamentale.

Se nel corso della storia si sono avvicendati periodi di riflessioni e scoperte che hanno portato al progresso e al miglioramento della vita, ora si assiste a un nuovo importante capitolo: si tratta, infatti, di un umanesimo digitale in cui protagoniste sono le potenzialità racchiuse in uno schermo. Temi quali la cybersecurity, la realtà virtuale, la robotica e l’Internet of things sono ormai all’ordine del giorno, il linguaggio si è arricchito di una terminologia specifica che si riferisce a una sfera tecnologica in continua evoluzione e, di conseguenza, è più che mai necessaria una corretta alfabetizzazione digitale. La curiosità verso il tema è tanta, e dimostrazione lampante di ciò è l’appuntamento annuale del Digital Meet, che porta “pillole” di questa alfabetizzazione in Italia.

Partito nel 2013 con 20 eventi, 78 speaker e 4mila presenza soltanto al Nord Est, l’evento, organizzato da Fondazione Comunica e Talent Garden Padova con la main partnership di Crédit Agricole, è cresciuto fino ai numeri record del 2017, confermati dall’edizione 2018 tenutasi dal 17 al 21 ottobre scorsi.

Da Padova a Potenza, passando per Roma, sono stati 152 gli eventi organizzati in 16 regioni italiane, 320 gli speaker coinvolti e 21mila i partecipanti, mossi dalla passione verso una realtà in cambiamento che nasconde in sé molteplici aspetti tutti da scoprire. Parlare di digitale significa parlare di una realtà piena di stimoli, e Digital Meet è come un fiume in piena che fidelizza intorno al tema, dando vita al festival diffuso sul mondo dell’alfabetizzazione digitale più grande d’Italia. Accompagnato dallo slogan “Scopri, usa, crea, sogna” e dall’hashtag #DM18, Digital Meet ha analizzato il lato oscuro del digitale e ha esplorato nuovi orizzonti alzando il sipario sull’innovazione positiva e sul suo rapporto con le aziende. “Quest’anno - ha spiegato il presidente di Fondazione Comunica e Founder Digital Meet, Gianni Potti - abbiamo voluto raccontare un digitale differente, quasi un rinascimento in cui la tecnologia è il mezzo e non il fine, e lo abbiamo fatto tramite storie di persone che lo vivono e lo usano tutti i giorni, occupandosi della nostra salute, della cultura, dello sport e dei servizi sociali. Dietro a ogni tecnologia dev’esserci sempre la volontà di ricondurre al centro l’uomo, e proprio ciò è la base del nuovo umanesimo digitale, in cui svolge un ruolo fondamentale l’alfabetizzazione e di cui Digital Meet si fa ambasciatore”. #DM18 ha proposto, tra i suoi numerosi appuntamenti, una serie di riflessioni che hanno contribuito ad approfondire la conoscenza della tecnologia e dei suoi diversi aspetti, nell’ottica di ridurre il digital divide. Puntare a un equo accesso alla rete non è importante solo per tutelarsi dai pericoli e per stare al passo con i tempi, ma anche per far crescere le imprese e migliorare la vita. Il modello proposto dal festival è quello giapponese della Society 5.0, che pone l’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo e dei suoi bisogni in una collaborazione che prefigura un miglioramento non solo nell’ambito economico e produttivo, ma anche in campo medico, nella ricerca e in tutte le attività che contribuiscono al benessere sociale.

In ciascuna delle regioni coinvolte sono stati presentati, analizzati e discussi temi importanti. Ricchi gli spunti di riflessione: l’arte digitale, novità dell’edizione 2018, che affida il processo creativo al computer, la sanità 4.0 nell’epoca dell’intelligenza artificiale e della robotica, che potrebbe migliorare grazie a un’integrazione tra uomo e macchina, la comunicazione e l’informazione nell’era dei social network, no al cyberbullismo, uno dei lati negativi del nuovo umanesimo. Ospite speciale, anzi, digistar di #DM18, è stato David Orban, presidente di Singularity University Italia e imprenditore leader di pensiero nel panorama mondiale della tecnologia. Nella sua lectio magistralis dal titolo “Guardare, immaginare, costruire, diventare il Futuro”, Orban ha ribadito la centralità dell’uomo nell’ecosistema digitale, parlando anche degli sforzi necessari per adeguarsi al mondo in cambiamento. “Se ci sono aziende ancora dubbiose sugli strumenti digitali per la produttività e la competitività, esse corrono il rischio di trovarsi alla periferia dell’iniziativa economica”, ha commentato Orban, ed è, questa, un’ulteriore dimostrazione di come ogni aspetto della società debba virare con decisione verso la digitalizzazione, acquistando una velocità e una consapevolezza tali da essere in grado di fronteggiare il futuro e le sue sfide. I piccoli passi per un’Italia più digitale sono in crescita e si può parlare di un “digitale diffuso” che investe la vita quotidiana, nella speranza che raggiunga davvero tutti i cittadini, passando per il mondo della scuola e del pubblico.

E, visto che di anno in anno l’evoluzione corre sempre più, l’appuntamento è per #DM19, dal 22 al 27 ottobre 2019.