RICERCA & INNOVAZIONE
Come adattarsi ai cambiamenti climatici
Unendo previsioni climatologiche e analisi di rischio, un software aiuterà i decisori del prossimo trentennio

I cambiamenti climatici – come le “bombe d’acqua” o le ondate di calore - sono ormai un tema centrale per la società contemporanea. Ma se già oggi il clima che cambia condiziona vari aspetti della nostra vita, quanto potrà incidere nei prossimi decenni? E come ci si dovrà rapportare ad essi, soprattutto in termini di progettazione urbanistica e territoriale? Domande a cui intende dare risposta il progetto Europeo H2020 “Clarity”, con un consorzio di 17 partner, in cui ha un ruolo centrale l’Università Federico II di Napoli (all’interno del quale è attivo da decenni il prestigioso Centro Studi PLINIVS-LUPT, che si occupa appunto di vulnerabilità territoriale). “L’obiettivo è costruire un climate service: cioè un modello teorico, interfacciabile via web, che possa informare tutti gli stakeholder sugli impatti e sui rischi di cambiamenti climatici dei prossimi trent’anni, affinché possano adattare a queste previsioni i loro interventi, come ad esempio progettare un quartiere o un edificio pubblico”, spiega il professor Giulio Zuccaro, responsabile scientifico del Centro Studi PLINIVS/LUPT e coordinatore di “Clarity” per l’ateneo campano. Per farlo, non serve la sfera di cristallo: è invece importante unire il lavoro dei climatologi, basato sulla probabilità, a quello di chi studia i rischi a livello idrogeologico. “Il nostro compito è collegare le diverse competenze, e quindi costruire un sistema informatico che possa essere utile a tutti, su scala europea”. Con un approccio che guarda anche alla sostenibilità economica: una parte della piattaforma web sarà generale, e consultabile gratuitamente da chiunque; per maggiori approfondimenti – cioè per un livello che indicherà nel dettaglio alcuni parametri di rischio, come danni economici o vittime umane di un determinato cambiamento climatico - gli stakeholders potranno richiedere, pagando una sottoscrizione, servizi “esperti” al consorzio europeo, che resterà attivo allo scopo anche al termine del progetto vero e proprio. Nei prossimi mesi, intanto, sono previste attività sperimentali in quattro aree europee (in Italia, Spagna, Austria, Svezia): fra queste, anche la città metropolitana di Napoli.