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Competenza condivisa
I professionisti del settore hanno molto da dare alle imprese che guardano al futuro

 Ha contribuito allo sviluppo socio economico dell’Italia degli ultimi 50 anni direttamente e attraverso il lavoro costante dei suoi aderenti a fi anco e dietro le quinte di aziende e realtà che hanno segnato un mezzo secolo di storia recente. È questo, in sintesi, uno dei tratti caratteristici di Apco, l’Associazione professionale italiana consulenti di management, che nel 2018 ha compiuto esattamente cinquant’anni di attività, annoverando quasi 500 iscritti, divisi in parti uguali tra liberi professionisti e aziende del settore. Un traguardo ricordato anche ospitando a Milano a ottobre la 6ª Conferenza internazionale della consulenza di management incentrata su “Costruire un mondo sostenibile”, utilizzando quali fattori abilitanti il pensiero creativo, la rivoluzione digitale e l’innovazione friendly e disruptive. Da 30 anni fa parte dell’International council of management consulting institutes. A presiederla dal maggio 2017 e per un triennio è Cesara Pasini.

Intervento della presidente Apco Cesara Pasini

“Importanti successi aziendali sono il risultato del lavoro dei consulenti che affiancano gli imprenditori nei più diversi ambiti dell’impresa”, racconta la presidente di Apco, Cesara Pasini, citando un ventaglio di specializzazioni: dalla strategia di business alla gestione del personale, della finanza e controllo, alla produzione e alla logistica e ai sistemi informativi, solo per fare qualche esempio. “Recentemente - prosegue la presidente e professionista del settore - l’area di massimo sviluppo è quella legata alla digitalizzazione, all’accompagnamento delle start up e alla valutazione delle performance anche in ambito pubblico”. La consulenza arriva ovunque, anche se in generale è utilizzata di più dalle medie e grandi imprese, sia nella forma della libera professione, sia nel coinvolgimento di aziende di consulenza. “Noi rappresentiamo tutti i canali attraverso i quali si esercita la nostra professione - sottolinea Pasini -, il cui tratto peculiare è quello di essere portatrice di metodologie strutturate per ogni ambito e di innovazione”. Apco, inoltre, si occupa di

offrire una formazione costante ai suoi associati storici e anche a quelli che si immettono in questo settore occupazionale dopo essere stati, per esempio, manager aziendali. In quest’ambito i percorsi sono in linea con le diverse tipologie di consulenza e sono stati riorganizzati in corsi di base e avanzati. Apco, però, non è solo formazione. L’Associazione, infatti, in virtù della legge 4/2013 che disciplina le professioni “non ordinistiche” è accreditata dal Mise al rilascio dell’attestazione Apco di qualità dei servizi di consulenza per ogni socio che abbia nel proprio portafoglio specifici requisiti di esperienza e attestazioni del lavoro compiuto da parte di clienti. Quale unico componente italiano dell’International Council of Management consulting Institutes, Apco rilascia anche la qualificazione CMC (Certifi ed Management Consultant), “l’unica esistente a livello mondo sulle competenze consulenziali - afferma Pasini-. Costituisce un riconoscimento di particolare interesse per chi opera nei mercati internazionali”. Questa certificazione, infatti, ha valore in tutti i Paesi in cui vi sono associazioni professionali aderenti all’ICMCI, cioè oltre 50 Stati tra i più sviluppati. Apco, inoltre, ha deciso di puntare anche su qualificazioni professionali legate a singoli ambiti di consulenza e lo ha fatto creando delle “Comunità di pratica”, ovvero gruppi di associati specializzati in diversi settori. È nata così la qualificazione per il “mentore di start up” e si sta lavorando per mettere a punto quella per i consulenti in trasformazione digitale, mentre per i componenti degli organi di valutazione delle performance nella Pubblica Amministrazione, è stato progettato un percorso formativo riconosciuto dalla funzione pubblica. Ulteriore impegno di Apco è quello a favore dei giovani, affinché la consulenza di management sia una prospettiva lavorativa anche per loro e non sia pensata solo in riferimento a persone già con esperienza. “Stiamo costruendo contatti con alcune Università - spiega la presidente -, al fine di sviluppare percorsi formativi specifici, dato che oggi non esiste ancora un percorso strutturato in materia. A livello associativo, inoltre, stiamo cercando di facilitare e qualificare l’ingresso dei giovani in questo mondo”.