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Focus a Cernobbio tra proposte e soluzioni
Il settore necessita di profonde riflessioni da parte dei protagonisti

La politica fiscale, l’attraversamento dell’arco alpino, l’intermodalità, la politica del mare, la tragedia di Genova e la sostenibilità, sono stati i principali temi guida dei confronti e delle analisi macroeconomiche di economisti e rappresentanti del mondo della finanza che per due giorni si sono ritrovati a Villa d’Este di Cernobbio, in occasione del 4° Forum internazionale di Conftrasporti-Confcommercio.

Un appuntamento che quest’anno, a inizio ottobre, ha voluto porre l’accento su argomenti di natura internazionale: la presenza della commissaria europea i Trasporti, Violeta Bulc, e del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, hanno contribuito a far raggiungere pienamente l’obiettivo. Naturalmente, per la inevitabile interconnessione dei temi, il Forum ha analizzato anche le ripercussioni sulla realtà nazionale delle politiche che a livello comunitario si affrontano e toccano gli interessi europei. L’intervento iniziale del presidente di Confcommercio nazionale, Carlo Sangalli, e il Rapporto dell’Ufficio Studi di Confcommercio realizzato in collaborazione con Isfort su “Riflessioni sul sistema dei trasporti in Italia” hanno inoltre consentito di mettere in evidenzia le criticità, e le opportunità per il comparto in Italia. “Bisogna confermare la volontà di connettere l’Italia e promuovere la mobilità sostenibile”, ha affermato in apertura Sangalli, che ha evidenziato anche la “nuova rotta” per ridare ossigeno all’autotrasporto: “Promuovere l’accessibilità dei territori quale indispensabile leva competitiva; la riduzione del peso delle accise, il contrasto all’abusivismo e la conferma delle risorse per una maggiore competitività delle imprese di autotrasporto; una strategia uniforme d’intervento sui porti e sulla ‘Nuova via della seta’ che tuteli gli interessi nazionali; il completamento del processo di apertura alla concorrenza nel trasporto ferroviario e l’adeguamento della rete agli standard tecnici europei”. In un contesto in cui il crollo del ponte Morandi a Genova ha generato un danno economico alle imprese dell’autotrasporto, calcolato in oltre 2 milioni di euro al giorno, e il movimento merci nell’area Mediterranea è cresciuto negli ultimi 20 anni dieci volte in più rispetto all’Italia, la questione della sostenibilità del trasporto si pone in maniera significativa, tanto da essere stato al centro di uno specifico Rapporto presentato a Cernobbio.

I numeri dicono che sul mare il cambio intermodale ha imboccato la rotta giusta - con i traffici dei mezzi rotabili, camion, rimorchi e semirimorchi imbarcati sulle navi, in aumento del +255% dal 2005 al 2017 - lungo i valichi alpini non è decollato, con risultati deludenti nel passaggio delle merci da gomma a rotaia. A penalizzare ulteriormente l’autotrasporto è il modo in cui oggi è applicato il principio, di per sé corretto, “chi più inquina più paga”. In realtà, è stato dimostrato a Cernobbio, che “rispetto al danno arrecato, l’autotrasporto è chiamato a versare il doppio di quanto dovrebbe. Il risultato è che nel 2017 ogni Tir in conto terzi ha versato mediamente tasse ambientali in eccesso tra i 4.717 e i 7.570 euro rispetto all’inquinamento generato”. A tutto questo si aggiunge il contributo in termini di imposizione fiscale indiretta.

L’obiettivo di una mobilità sostenibile, è stato detto nel Rapporto dell’Ufficio studi di Confcommercio, va perseguito, certo, ma senza pregiudizi: condividere principi irrinunciabili significa anche provare a realizzarli con strumenti adeguati. Una fiscalità equa è l’indispensabile primo passo in questa direzione. A tutto questo si aggiungono i costi dei pedaggi introdotti dall’Austria e dalla Svizzera ai valichi di frontiera. Il trasporto commerciale in Italia è anche penalizzato da una cronica carenza di infrastrutture. Nonostante tutto, però, l’autotrasporto continua ad assumere un ruolo determinante nel sistema nazionale, movimentando il 60,2% del valore delle merci nel nostro Paese. È evidente, dunque, che le politiche adottate finora per la salvaguardia dell’ambiente, in particolare lungo l’arco alpino, invece che riuscire a generare l’auspicato riequilibrio modale in favore della ferrovia, si sono tradotte in un blocco dei flussi lungo alcuni assi e in alcuni territori e in una loro deviazione. “Una prospettiva di isolamento indotta dal miope ripetersi di limitazioni indifferenziate del trasporto stradale in assenza di alternative modali praticabili, che l’Italia, “non può certo permettersi e che Conftrasporto-Confcommercio intende scongiurare, con tutte le energie”, si dice ancora nel Rapporto.
È quindi urgente promuovere una nuova strategia intermodale e soluzioni di trasporto più efficaci e realmente sostenibili. E per quanto riguarda nello specifico l’autotrasporto, per Conftrasporto-Confcommercio le priorità d’intervento riguardano “la riduzione del peso delle accise, la conferma delle risorse a supporto della competitività delle imprese nell’ottica della sostenibilità ambientale e della sicurezza stradale, lo sblocco del sistema delle revisioni dei veicoli e delle autorizzazioni ai trasporti eccezionali, il contrasto all’abusivismo e al dumping sociale”.