RICERCA & INNOVAZIONE
Geotermia, il futuro dell’energia
Impianti meno costosi e maggiore conoscenza da parte degli utenti: così si sviluppa questa fonte energetica

Il sottosuolo è un grande accumulatore di energia termica: la geotermia per la climatizzazione degli edifici è un particolare impiego del terreno possibile grazie alle sue condizioni termiche stabili ed al livello di temperatura molto vicino  a quello di comfort degli edifici. Si tratta di una sorgente di energia   gratuita, rinnovabile, ubiquitaria  e  non intermittente come il sole o il vento, e neppure variabile. Eppure si tratta di una fonte energetica ancora poco utilizzata: sia perché il costo delle sonde da installare nel terreno è ancora piuttosto elevato, sia per la poca conoscenza da parte dei tecnici e degli utilizzatori finali, soprattutto in Italia (mentre nel nord Europa la diffusione è pressoché capillare). Il progetto “Cheap-GHSPs” - un H2020 della durata di 4 anni, coordinato dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Padova, in via di conclusione ha proprio questo duplice obiettivo: realizzare sistemi più efficienti ed economici, e diffondere informazione e formazione  fra gli stakeholder (dai progettisti, agli impiantisti,  fino al cliente finale). “Era importante anche ribadire che si tratta di una tecnologia sicura e matura, non sperimentale: fatto che gli impianti pilota realizzati nel corso del progetto ci hanno confermato”, sottolinea la D.ssa Adriana Bernardi, coordinatrice del progetto, in pool con l’università di Padova, con il Prof. De Carli (che si occupa della parte termotecnica) ed il Prof. Galgaro (responsabile di quella geologica). In termini pratici, il progetto ha permesso l’ideazione e realizzazione di una sonda di scambio termico con il terreno  con performance migliori di quelle attualmente sul mercato, grazie anche ad una nuova tecnologia di perforazione che potrà anche venire brevettata come sottolineato dall’Ing. Pockelé della R.E.D. srl ideatore dell’innovazione. “Una tecnologia che ha dimostrato di ridurre i costi  fino al 30%”, specifica Bernardi, e “anche rispetto alle pompe di calore, che rappresentano l’altra componente fondamentale di impianto, con il nuovo prototipo ad alta temperatura si ottiene un sistema “tre volte più efficiente” permettendo inoltre in una ristrutturazione, di mantenere i radiatori o i fancoil esistenti tipico ad esempio degli edifici storici.  Inoltre, il progetto ha anche sviluppato uno specifico software, semplice e mirato a due livelli di utilizzatori: avanzato, per progettisti, e semplificato, per avvicinare gli utenti non esperti alla tecnologia. Ma non è  finita qui. L’ISAC con quasi lo stesso partenariato ha già vinto un progetto successivo, appena partito, che riprende lo sviluppo del progetto in via di conclusione, focalizzandolo su edifici da ristrutturare e spazi ristretti in particolare su edifici storici, o tipici di ambienti intensamente urbanizzati. Insomma il futuro è la geotermia.