RICERCA & INNOVAZIONE
I rifiuti urbani diventano polimeri biodegradabili
Un progetto di valorizzazione testato in diverse aree europee

Come convertire i rifiuti organici di origine urbana in bio-plastica a valore aggiunto: ovvero in un polimero vergine, che avrà la doppia caratteristica di essere prodotto da fonte rinnovabile e anche biodegradabile. È quanto ha fatto RES URBIS, un progetto finanziato dal programma H2020 (GA 730349) che si chiude a fine 2019, coordinato dal CIABC dell’Università la Sapienza di Roma. 

Partendo prevalentemente da scarti urbani (frazione organica dei rifiuti solidi, fango dal trattamento delle acque reflue) e agroindustriali (rifiuti liquidi dalla lavorazione della frutta), due impianti pilota hanno prodotto a ciclo continuo un PHA (poliidrossialcanoato), utilizzabile come adesivo nei sistemi multistrato, o in miscela con altri per la produzione di film o imballaggi rigidi. 

Inoltre, il progetto ha analizzato in Europa diversi territori campione, per valutare la fattibilità tecnica ed economica di integrare i sistemi attuali di gestione dei rifiuti con la nuova tecnologia di utilizzo degli scarti. “Il CIABC ha sviluppato il processo biologico di trasformazione dello scarto e di accumulo del polimero nei microorganismi, da cui sarà poi estratto per le successive lavorazioni”, sottolinea il coordinatore, professor Mauro Majone. “Giunti ormai quasi alla fine, siamo pronti a realizzare un impianto dimostrativo in grado di produrre 20-30 tonnellate annue di polimero: e stiamo valutando i canali di finanziamento per poterlo realizzare…”.