DOSSIER
Il futuro dell’agricoltura slovena
Approcci sostenibili, ricerca e cooperazione internazionale tra le strategie di sviluppo dell’ Istituto Agrario della Slovenia (IAS)

L’autosufficienza alimentare è una questione di grande attualità in Slovenia, poiché meno della metà delle quantità necessarie di determinati gruppi di prodotti agricoli (ad esempio ortaggi e frutta) sono prodotte a livello nazionale. “Per raggiungere un livello più elevato di autosufficienza alimentare nelle serre - spiega il direttore dell’Istituto Agrario della Slovenia, Andrej Simončič - il Paese dovrebbe aumentare il livello di ‘agricoltura intelligente’, integrare la conoscenza e orientare la politica agricola verso un’agricoltura efficiente e sostenibile”. La Slovenia non può paragonarsi ai paesi limitrofi in termini di quantità e struttura del terreno agricolo, motivo per cui i produttori sloveni hanno difficoltà a competere con i produttori stranieri nel mercato comune. Per tali ragioni la Slovenia ha scelto di concentrarsi sulla produzione “boutique”, con particolare attenzione alla produzione di alimenti di alta qualità a favore della natura e degli animali. Ad esempio, il latte sloveno è molto apprezzato dal mercato italiano e dall’industria di trasformazione del latte e oltre un quarto del latte sloveno viene esportato in Italia. A studiare le strategie di crescita del comparto agricolo sloveno è l’Istituto Agrario della Slovenia (IAS, in sloveno: Kmetijski inštitut Slovenije), il principale ente nazionale del settore nella Repubblica di Slovenia. In 120 anni di storia è stato la forza trainante dello sviluppo dell’agricoltura slovena ed è fortemente integrato nello spazio europeo. “L’Istituto esamina e affronta in modo esauriente le questioni relative all’agricoltura slovena - racconta Simončič - e ha ampliato le sue attività per abbracciare i campi dell’ecologia e della protezione ambientale. È attivamente coinvolto nella ricerca internazionale e si dedica all’educazione dei giovani e al trasferimento delle conoscenze a vari utenti agricoli”. Oggi l’Istituto ha 200 dipendenti (di cui oltre 90 ricercatori, tra cui oltre 50 dottorati di ricerca). Nei suoi 13 dipartimenti, l’Istituto è impegnato nella produzione di colture, genetica, produzione di bestiame (allevamento di bestiame, allevamento suino e apicoltura), frutticoltura, viticoltura e enologia, protezione delle piante e dell’ambiente, ecologia agricola, tecnologia agricola ed energetica, economia agricola e analisi enologiche e agrochimiche. Il supporto per la sua ricerca e il lavoro di esperti è fornito dalla propria biblioteca, dall’ufficio di gestione del progetto, dall’ufficio di trasferimento di tecnologia e conoscenza e dall’Accademia di apicoltura slovena, che è stata istituita nel 2018. Sebbene l’Istituto sia un’istituzione pubblica, solo il 20% dei suoi fondi proviene da finanziamenti statali stabili, mentre il resto deriva da vari progetti vinti in gare d’appalto e dalla vendita di conoscenze, servizi e prodotti sul mercato. Negli ultimi anni e grazie alla validità dei progetti proposti, L’IAS ha visto crescere la quota di  finanziamento da fondi europei, che oggi è pari al 12%. Progetti congiunti Tra le altre azioni di sviluppo promosse da IAS vi è anche la cooperazione internazionale. Un esempio eccellente di collaborazione è il progetto Agrotur del programma Interreg Italia-Slovenia 2014-2020, in fase di attuazione nella regione del Carso transfrontaliero. Il Carso è una regione transfrontaliera fra Slovenia e Italia, un altopiano che domina la baia di Trieste. Per secoli, il tradizionale vino rosso Terrano - che gode di un’indicazione geografica protetta europea - è stato prodotto qui. L’obiettivo del progetto Agrotur è di sviluppare tecnologie con l’obiettivo di una protezione transfrontaliera congiunta del vino Terrano,. Sono in corso numerosi studi di ricerca volti a migliorare la viticoltura e le tecnologie enologiche coinvolte nella produzione di Terrano, a ottimizzare l’uso dell’acqua nei vigneti, a monitorare accuratamente malattie e parassiti, a ottimizzare e ridurre l’utilizzo della protezione delle piante prodotte e analizzare le componenti bioattive del vino, l’influenza del vino sulla salute umana, ecc. Inoltre, la piattaforma e-Karst creata (https:// e-karst.eu/it) all’interno del progetto e intesa per i vignaioli nella regione del Carso transfrontaliero, introduce la digitalizzazione in agricoltura e offre una panoramica integrata dello stato dei vigneti. “Esiste un’ottima cooperazione di ricerca tra i partner del progetto, tra cui l’Università di Trieste, l’Università di Udine e Confesercenti Venezia - spiega il direttore dell’Istituto Simončič -. Nell’ambito della promozione dei prodotti autoctoni, si sta sviluppando anche un nuovo marchio per il prosciutto del Carso prodotto dalla razza autoctona di maiali che pascolano sulla vegetazione mediterranea. I prodotti saranno presentati nel nuovo ‘Centro per la promozione dei prodotti locali con una enoteca regionale’, che è finanziato dal progetto e situato nel rinomato castello medievale di Štanjel, dove i turisti avranno l’opportunità di degustare prodotti tipici del Carso e ottenere una grande quantità di informazioni su come godersi un tempo libero attivo”.

ISTITUTO AGRARIO DELLA SLOVENIA
Andrej Simončič