RICERCA & INNOVAZIONE
Infrastrutture di ricerca per lo sviluppo dell’Europa
Il ruolo fondamentale delle comunità scientifiche nel settore ambientale

E' un ruolo ogni giorno più importante, quello svolto dalle diverse infrastrutture di ricerca europee nell’avanzamento della conoscenza e nello sviluppo tecnologico. Queste realtà di altissimo valore scientifico sono strumenti che si rivolgono alle necessità di un’ampia varietà di stakeholder della società odierna: per questo la Commissione Europea ne stimola la creazione e ne verifica costantemente lo stato. L’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, partecipa a due infrastrutture europee: EPOS, che coordina i sistemi osservativi della terraferma per lo studio di terremoti, campi magnetici, movimenti delle placche, ed EMSO, che svolge una funzione analoga rispetto ai fenomeni geofisici e oceanografici in ambiente marino. L’ INGV è anche un partner di ENVRI PLUS, un articolato H2020 a guida finlandese ormai giunto al termine, che si è occupato di migliorare e integrare i sistemi e le strategie di osservazione dei fenomeni naturali e indotti dall’uomo. ENVRI PLUS ha promosso l’adozione di soluzioni tecnologie comuni e di strategie condivise per il trasferimento delle conoscenze tra le diverse infrastrutture. Sono così state concordate, ad esempio, linee guida per migliorare l’uso transdisciplinare di dati e prodotti di dati, anche con il supporto di casi d’uso. “Si tratta di un progetto cluster, rivolto al settore ambientale, cui hanno partecipato infrastrutture di ricerca per l’osservazione degli oceani, dell’atmosfera, della terra solida, e della biodiversità – spiega Laura Beranzoli, responsabile del progetto per INGV. Dal punto di vista tecnico ci sono problemi comuni che le infrastrutture possono affrontare in modo omogeneo; anche la gestione condivisa della grande mole di dati prodotti dalle infrastrutture è fondamentale: essi devono essere integrabili, per aiutarci nella comprensione di fenomeni come il cambiamento climatico, l’innalzamento del livello marino e la desertificazione. Sfide che possiamo affrontare solo disponendo di record di osservazioni continui nel tempo, multidisciplinari, geograficamente rappresentativi, e accurati nel metodo di acquisizione. Inoltre, conservare e riutilizzare i dati di oggi anche nel futuro è di fondamentale importanza per seguire l’evoluzione dei fenomeni ben oltre la durata della vita media dell’uomo”. ENVRI PLUS ha quindi riunito comunità scientifiche diverse, creando una salda rete di infrastrutture e dando loro la possibilità di beneficiare reciprocamente delle soluzioni a problemi di diversa natura (tecnici, gestionali, formativi…). E l’importanza della rete è cruciale: “la ricerca europea già da tempo si fonda su questo approccio – continua Beranzoli -. E anche l’Italia si sta adeguando rapidamente a questa modo di colaborare che ci renderà più competitivi rispetto ad altre aree geografiche del pianeta”. “L’Europa ha deciso ormai da anni che l’unico modo per supportare positivamente la ricerca è promuovere un nuovo tipo di soggetti, unendo le nazioni per avere una maggior efficienza in termini di infrastrutture e risorse: così sono nati gli ERIC”, spiega Juanjo Dañobeitia, direttore generale di EMSO. Un ERIC è una figura giuridica specificamente creata per la gestione coordinata delle infrastrutture di ricerca pan-europee: ed EMSO è appunto una di queste, una grande infrastruttura di ricerca marina, costituita da sistemi di osservazione oceanici, per il monitoraggio continuo dei processi ambientali e delle loro interazioni. “Una delle priorità di strutture come EMSO è quella di dare risposta ai bisogni della società su tematiche fondamentali, come il clima e la biodiversità – continua Dañobeitia -. La differenza con molte altre organizzazioni nel mondo, è che le risorse di EMSO sono geograficamente distribuite: i nostri osservatori sono dislocati in vari luoghi, in diverse aree d’Europa (dal Mediterraneo, al Mar Nero, la Mare del Nord), e misurano in maggioranza prevalentemente le stesse variabili fisiche. Possiamo confrontare l’evoluzione dei fenomeni nei vari siti, e questo ci dà l’opportunità di capire se ci sono variazioni importanti, e di comunicarle agli stakeholders europei. Dal punto di vista scientifico, questo ha un grande valore, perché possiamo integrare le misure effettuate ai vari osservatori; dal punto di vista tecnico e gestionale, la collaborazione fra istituzioni che operano in aree diverse ci permette di imparare l’uno dall’altro in un processo continuo di scambio. è la sfida e la bellezza di un’organizzazione come questa”. Un’infrastruttura di grande valore scientifico, dunque, ma con un obiettivo finale “di servizio”, a supporto della comunità internazionale ma anche delle singole collettività e dei diversi policy makers. “Stiamo registrando le variabili oceaniche che ci danno informazioni sulla qualità e la salute degli oceani e dei mari europei. Sono informazioni importanti anche per moltissime persone che vivono sulla costa. Pertanto la comunicazione e la corretta divulgazione dei temi ambientali sono importantissime. L’obiettivo è aiutare la crescita in maniera sostenibile, la cosiddetta blue growth: è  necessario fornire informazioni affidabili a chi ha il compito di prendere decisioni nei diversi ambiti della società, dal turismo all’ambiente, dalla pesca all’inquinamento, al traffico marittimo e aiutare così la società europea…”.