RICERCA & INNOVAZIONE
La consapevolezza di quel che mangiamo
Una articolata ricerca che parte dagli schemi alimentari di qualità per arrivare alle abitudini del consumatore

C he impatto hanno, sul consumatore europeo, i cosiddetti “schemi alimentari di qualità”, ovvero Dop, Igp e BIO? Quanto sono sostenibili, dal punto di vista ambientale, economico e sociale? Quesiti importanti per chi si occupa di alimentazione: a cui cerca di dare risposte “Strenght2Food”, un articolato H2020 (cinque anni di durata, quasi sette milioni di budget) coordinato dall’Università di Newcastle ma con molti partner italiani, fra cui il Dipartimento di Scienze e Economiche e Aziendali dell’Università di Parma. Giunto alla fine ne del terzo anno, il percorso progettuale ha finito le parti di ricerca sul campo, in attesa della fase di dissemination e di messa a sistema dei dati. “I temi affrontati sono molto complessi e interagiscono, a diversi livelli, tra dimensione territoriale e di catena del valore – spiega il professor Filippo Arfini, responsabile del progetto per l’ateneo emiliano -. Il lavoro si è basato sulla valutazione dell’analisi di impatto su diversi aspetti specifici, legati fra loro ma al tempo stesso separati”. Quattro i livelli di articolazione della ricerca. In primis, una definizione di indicatori degli schemi alimentari di qualità legati a 29 casi di studio (anche extraeuropei): “abbiamo determinato come ciascun prodotto contribuisca alla creazione di beni pubblici, confrontandone il livello di sostenibilità con prodotti che non sono sistemi di qualità”. Il secondo ambito è stato l’analisi delle politiche di approvvigionamento del cibo a livello pubblico, in particolare per quanto riguarda le scuole elementari di alcuni paesi europei (Italia, Gran Bretagna, Serbia). Il terzo livello ha analizzato le “filiere corte”, forme di approvvigionamento che molte famiglie stanno sperimentando in tutta Europa - gruppi di acquisto solidale, mercati contadini e di prossimità - cercando di capire quali sono i benefici per le famiglie e per i produttori. In ultimo, il progetto ha analizzato i consumatori: cosa sanno di etichette e loghi, ma anche dei valori e delle informazioni che vengono trasmesse dai prodotti (non solo di gusto e aroma, ma ad esempio per quanto riguarda il benessere degli animali, i presidi fitosanitari e via dicendo. “E siamo giunti alla conclusione che un’azione di marketing cognitivo aiuterebbe sicuramente molto a sviluppare una modalità di acquisto più consapevole, e non basata soltanto sul marketing, sulla moda, sulle emozioni…”.