RICERCA & INNOVAZIONE
La dialisi fatta in casa
Un device in via di perfezionamento faciliterà la vita ai pazienti

Quando i reni non funzionano, il paziente può scegliere oggi fra due tipi di dialisi - quella peritoneale e l’emodialisi – entrambe abbastanza impegnative. Ma la ricerca scientifica sta cercando di arrivare, anche in questo campo, a soluzioni più semplici e domiciliari: dando vita cioè ad apparecchi che possano permettere di effettuare la dialisi in maniera facile, stando in casa, grazie anche a un monitoraggio costante e a un contatto diretto via web con il medico curante. La messa a punto di questo nuovo device – delle dimensioni di un borsello - è l’obiettivo del progetto “Weakid”, un H2020 che ha per lead partner l’Università di Utrecht, coadiuvata dall’azienda olandese Nanodialysis, dal Servicio Madrileno de Salud e dall’Università di Modena e Reggio Emilia. “Siamo alla fine della fase sperimentale sugli animali, con ottimi risultati – racconta il professor Gianni Cappelli di UniMoRe – e prossimi ad iniziare lo studio su un piccolo campione di pazienti, a cui ne seguirà un secondo su un numero più vasto. Nella nostra idea, lo strumento dovrà anche ridurre le complicanze principali della dialisi peritoneale, legate alle possibilità di infezioni e alla ridotta efficacia nel tempo”. Insomma, un device rivoluzionario per la dialisi renale: che, al termine del progetto, dovrebbe essere pronto per la commercializzazione…