RICERCA & INNOVAZIONE
La medicina che affronta i disastri
Un apposito Centro universitario, che collabora con l’OMS, forma da anni gli operatori da “prima linea”

All’interno dell’Università del Piemonte Orientale, esiste un centro di ricerca interdipartimentale specificamente dedicato alla medicina cosiddetta “dei disastri e delle crisi umanitarie”: si chiama Crimedim, ed è uno dei pochi al mondo ad essere un centro collaborativo ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Attivo dal 2007, diretto dal professor Francesco Della Corte, il Centro ha l’obiettivo di aumentare la resilienza dei sistemi sanitari - a livello sia locale che internazionale - verso i disastri e le crisi umanitarie: siano essi naturali (alluvioni, terremoti, tsunami…), tecnologici (incidenti ferroviari, infrastrutture crollate), oppure causati da terrorismo, guerre, crisi umanitarie. “Lo scopo ultimo è quello di ridurre il numero di vittime e le sofferenze causate dai disastri – spiega Luca Ragazzoni, coordinatore scientifico del Crimedim -. Lo facciamo attraverso progetti di ricerca e di formazione, a vari livelli: organizziamo corsi ai managers e ai policy makers, ma anche a nuovi scienziati a chi è interessato a svolgere ricerche, nonché agli operatori sanitari che devono equipaggiarsi delle competenze di base per le missioni umanitarie. Insomma, siamo una sorta di ponte fra il mondo universitario e chi decide di andare a lavorare sul campo, magari per organizzazioni come OMS, Protezione Civile, Medici Senza Frontiere e altre ONG italiane ed estere”. In poco più di un decennio, le attività formative del Centro hanno coinvolto circa quattromila studenti di medicina, sia in Italia che all’estero e un migliaio di medici, infermieri e policy makers a livello internazionale. Ad agevolare le iniziative in atto, va sottolineato anche il ruolo di lead partner che il Crimedim ha in alcuni progetti europei. “Due sono progetti finanziati da DG ECHO – continua Ragazzoni – e hanno lo scopo di formare i team sanitari che rispondono ai disastri con gli ospedali da campo. Il terzo è un H2020 che si chiama NO-FEAR, partecipato da 18 partners, e intende creare un network di stakeholders diversi nell’emergenza sanitaria legata a terrorismo e disastri. Inoltre, siamo partner di un grande progetto da 13 milioni di dollari insieme a Medici con l’Africa CUAMM, finanziato dalla World Bank, per la creazione e la messa in opera del sistema nazionale pre-ospedaliero di emergenza in Sierra Leone…”.