RICERCA & INNOVAZIONE
La placenta,  fonte di cellule
La medicina rigenerativa può trarre molto giovamento dai tessuti placentari

La medicina rigenerativa è quel campo di ricerca interdisciplinare che si prefigge di riparare, sostituire o rigenerare cellule, tessuti o organi danneggiati (a causa, ad esempio, di difetti congeniti, patologie, traumi e invecchiamento), al fine di ricostituirne la funzionalità. Tra le principali fonti di cellule staminali, quelle derivate dalla placenta umana a termine sono particolarmente interessanti. La scoperta della presenza di cellule staminali nei tessuti placentari è stata merito della professoressa Ornella Parolini, Ordinario di Biologia Applicata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore del Centro di Ricerca “E. Menni” (CREM) di Fondazione Poliambulanza, Brescia. Dal 2002 la Prof. Parolini dirige una ricerca pionieristica nel settore delle cellule staminali, per la quale il suo gruppo di ricerca è

riconosciuto a livello internazionale. Di particolare rilievo sono due progetti finanziati dal programma H2020 dell’Unione Europea. Il primo, “SPRINT”, di cui la Prof. Parolini è il coordinatore, è un progetto COST che permette a ricercatori d’eccellenza nel campo dell’innovazione di sviluppare congiuntamente le proprie idee per migliorare il potenziale di traslazione clinica dei derivati perinatali. Il secondo, “HIPGEN”, mediante uno studio avanzato multicentrico, propone l’utilizzo di un prodotto terapeutico cellulare derivato dalla placenta umana per la rigenerazione muscolare post-operatoria nei pazienti con fratture d’anca. “L’uso della placenta come fonte tissutale di cellule aggira il problema della disponibilità di fonti tissutali, poiché la placenta è disponibile in grande quantità – spiega la Prof. Parolini -: infatti viene normalmente scartata come rifiuto biologico dopo la nascita e il recupero delle cellule non comporta alcuna procedura invasiva per il donatore né pone alcun problema di tipo etico. La vera scoperta è stata non tanto dimostrare la loro capacità di differenziazione, quanto che la loro attività terapeutica è mediata dalla capacità di modulare l’ambiente infiammatorio, tipico nei fenomeni di degenerazione tessutale. Questo credo sia il futuro della medicina rigenerativa, e la natura sembra avercelo indicato”.