RICERCA & INNOVAZIONE
La terra cha cambia, vista dall’alto
Josef Aschbacher

L’osservazione spaziale della terra è uno dei compiti principali della tecnologia geospaziale, allo stato attuale. Ideare, costruire e mandare in orbita satelliti in grado di misurare diverse parti del nostro pianeta, di osservare regolarmente l’atmosfera, le superfici, i mari e vedere come le cose si modificano giorno dopo giorno. “Dobbiamo cercare di capire lo stato di salute della terra: è una domanda importante per cui stiamo monitorando l’intero pianeta, che sta cambiando e cambierà ancora”, spiega Josef Aschbacher, austriaco, nominato dall’ESA a metà 2016 Direttore del programma di Osservazione della Terra, che ha sede alla base ESA-ESRIN di Frascati. La persona più adatta, dunque, per raccontare come si sta operando in questo strategico settore, dove è fondamentale la presenza del programma Copernicus. “Intanto va detto che stiamo sviluppando un sistema di 20 satelliti, di cui 7 già operativi: il più grande portfolio di satelliti operanti oggi, il che consente al programma europeo di osservazione della terra di essere il più avanzato al mondo. Grazie a Copernicus, insomma, siamo più avanti rispetto agli Stati Uniti o alla Cina, e già questa è una cosa che può sembrare strana. Ma per noi è davvero un momento importante: lo dimostra anche il lancio, lo scorso anno, di Aeolus, il più recente satellite della famiglia degli Earth Explorer dell’ESA. Mandato in orbita da un lanciatore Vega, grazie a una rivoluzionaria tecnologia laser basata sul laser e sugli ultravioletti, Aeolus misurerà i venti intorno al pianeta e ricoprirà un ruolo chiave nella ricerca per meglio comprendere come funziona l’atmosfera, aiutando anche a perfezionare la correttezza delle previsioni del tempo. “E’ solo una delle tante applicazioni che i nostri satelliti ci permettono. Attraverso i dati satellitari, ad esempio, siamo in grado di rilevare se ci sono cambiamenti nelle infrastrutture o degli edifici, con una precisione verticale anche di pochi millimetri. Progetti pilota che possono permetterci di monitorare, ad esempio,

scuole e altri edifici di interesse pubblico”. E’ fondamentale chiedersi, però, quanto questa straordinaria attività (“che vede l’Italia fra i paesi più importanti, sia in termini di ricerca sia come tecnologia industriale, anche grazie allo stimolo di Leonardo”, sottolinea Aschbacher) sia effettivamente seguita e compresa dai paesi membri. “Questo è un aspetto fondamentale – conferma il Direttore -. L’Unione Europea ha assoluta consapevolezza dell’importanza di questo impegno e dei dati che i satelliti ci forniscono; anche la comunità scientifica partecipa in maniera attiva, così come le autorità politiche che si occupano direttamente del settore – in Italia, ad esempio, è stato creato da qualche tempo un comitato interministeriale oggi molto attivo, e ottimi sono i nostri rapporti con l’ASI, con il Ministero e con il settore industriale che si occupa di geospazio, come conferma il grande risultato di Cosmo Skymed”. Fin qui, tutto bene. Ma questa attività all’avanguardia riuscirà a permettere al mondo di governare i cambiamenti climatici e atmosferici? Anschbacher non nasconde, al riguardo, una preoccupazione di carattere generale, che si potrebbe realmente definire planetaria. “I cambiamenti ci sono, i nostri dati li confermano ogni giorno. I satelliti ci dicono chiaramente che il pianeta sta scaldandosi, che il livello dei mari si incrementa, e che nel giro di pochi decenni tutto avrà conseguenze drammatiche: sete e siccità in alcune aree della terra (come ad esempio in Africa) con conseguenti fenomeni migratori di massa; problemi all’agricoltura; nuovi e maggiori disastri ambientali. Noi mostriamo quel che succede, ma come possiamo convincere i politici a operare in una prospettiva che non distrugga il pianeta? Anche se l’evidenza è chiara, molti paesi – a partire purtroppo dagli Stati Uniti - non credono nei cambiamenti climatici, o almeno li ignorano: questo è il vero problema. E visto che abbiamo dato vita ad eccellenti strumenti tecnologici e scientifici, non dobbiamo soltanto usarli, ma anche fare in modo che i politici li utilizzino e ne seguano le indicazioni”.