RICERCA & INNOVAZIONE
L’ambiente e le sue Sentinelle spaziali
Jan Wörner

Vista dallo spazio, la terra è come una piccola palla circondata da un sottilissimo strato di atmosfera. Un pianeta nel quale le emergenze ambientali e le problematiche legate alla sicurezza crescono giorno dopo giorno, ma milioni di persone continuano a vivere senza rendersi conto di una situazione sempre più critica.

Eppure, proprio nello spazio operano alcuni grandi alleati dell’umanità in questa sfida ambientale. Non a caso si chiamano “Sentinel”, sentinelle: sono i satelliti mandati in orbita grazie a Copernicus, il programma di osservazione della terra voluto dalla UE e concretamente sviluppato e implementato dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Un programma che, prima di essere ribattezzato con il nome del grande scienziato cinquecentesco, si chiamava GMES: un acronimo che in inglese significa appunto “monitoraggio globale per l’ambiente e la sicurezza”.

A dirla tutta, però, Copernicus non significa solo osservazione dallo spazio. “L’obiettivo del programma, fin dal suo avvio, è quello di combinare le informazioni che vengono dai dati satellitari con quelle che provengono dalle diverse fonti terrestri: una combinazione di dati di vario genere, free of charge, che deve aiutarci a trovare soluzioni diverse per le problematiche ambientali”. Parola di Jan Wörner, ingegnere civile tedesco, da tre anni direttore generale dell’ESA: l’interlocutore più appropriato con cui ragionare di Copernicus e dei due satelliti più recenti, ovvero Sentinel 5P (che è stato mandato in orbita nell’ottobre 2017) e Sentinel 6 (che dovrebbe essere lanciato nel 2020).

“E' fondamentale capire l’importanza di questa integrazione di dati – ribadisce Wörner -. è un po’ come il concetto di big data, che sta alla base del nostro lavoro: non significa avere un quantità enorme di dati, come molta gente pensa, bensì mettere assieme informazioni che arrivano da fonti diverse. Poi, naturalmente, i satelliti sono fondamentali per produrre quei dati provenienti dall’osservazione spaziale che – una volta trasformati in informazioni – dovranno orientare i vari policy makers nelle loro scelte”.

In questa dinamica, Sentinel5P si concentra sulle misurazioni atmosferiche relative alla qualità dell’aria e all’inquinamento. “Grazie a questo satellite possiamo vedere le percentuali dell’ozono, individuare i paesi più inquinati, scoprire dati sulle emissioni che possono poi diventare informazioni utili: non solo per la politica, ma anche per settori diversi, dall’industria all’agricoltura”. Oggi, ci sono oltre 150 mila utenti registrati per Copernicus: un dato comunque relativo, perché per accedere ai dati non è necessaria la registrazione. Sentinel 6, in via di lavorazione, è invece un progetto oceanografico – in linea con le missioni operative JASON – che vede la collaborazione fra l’Agenzia Spaziale Europea, EUMETSAT, l’UE e gli USA: il secondo satellite di una coppia di satelliti (Jason 3 – Sentinel 6). “Insieme, servono e serviranno per guardare gli oceani – spiega il direttore generale -: osservarli, monitorare il livello dei mari e i cambiamenti climatici, ma anche la quantità dell’acqua nell’atmosfera”. Di tutte le attività di Copernicus, il nostro paese è un partner importante e convinto. “L’Italia è un membro fondamentale dell’ESA – conferma Wörner -: siamo orgogliosi di averla fra i nostri partner, fornisce un grande contributo non solo in termini economici, ma per l’esperienza di molte imprese, grandi, medie e anche piccole, che operano in questo settore”. Un settore, lo spazio, in cui la parola d’ordine è collaborare: almeno secondo il numero uno dell’Agenzia. “Io sono un europeista convinto, e sono completamente a favore della cooperazione. Abbiamo solo questo pianeta, piccolissimo nell’universo, e dobbiamo lavorare meglio tutti assieme per evitare che l’inquinamento ci distrugga: come dice il premier francese Macron con un gioco di parole, non esiste un Planet B… È una sfida complessiva, non la si può affrontare a livello nazionale: il mondo ha bisogno di tutta la cooperazione possibile, e lo spazio può essere un modello per questa collaborazione fra tutti gli Stati. Dobbiamo riuscirci: per i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri pronipoti…”.

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truant roberto