RICERCA & INNOVAZIONE
Le diseguaglianze sociali  nelle democrazie occidentali
Una innovativa ricerca sulle dinamiche degli ultimi quarant’anni 

Nei primi tre decenni del dopoguerra (i “30 gloriosi”), le democrazie occidentali hanno visto crescere, in parallelo, benessere economico e coesione sociale. Poi i due fenomeni si sono scissi: le diseguaglianze sono aumentate, a prescindere dall’economia. Che andamenti mostrano queste due “curve” nei vari paesi dell’occidente? E quanto ha inciso il sistema politico dei singoli stati? Se ne occupa un’innovativa ricerca finanziata dal PRIN MIUR 2015, che si chiude a fine 2019. Vi partecipano le Università di Bologna, Torino e Macerata, guidate da quella di Firenze: il coordinatore è Carlo Trigilia, ordinario di Sociologia Economica all’ateneo toscano e già Ministro per la Coesione territoriale nel Governo Letta. “I processi avvenuti nei decenni della globalizzazione hanno acuito le diseguaglianze – esordisce il professore -. La nostra ricerca, divisa in due parti, cerca di capire se ci sono situazioni di crescita più o meno inclusiva, e con quali rapporti rispetto agli aspetti politici”. I primi risultati, già presentati all’Accademia dei Lincei, raggruppano le dinamiche in quattro grandi “idealtipi”. I paesi anglofoni (compresi Usa, Canada, Australia…) mostrano una “crescita non inclusiva”, basata sul mercato ma deregolata, con ridimensionamento del welfare ma forte impegno verso politiche di innovazione. Nell’Europa del nord, una “crescita inclusiva egualitaria” ha ricalibrato il welfare grazie a maggiori politiche attive, che influenzano i servizi per l’infanzia, il lavoro femminile, la riqualificazione continua. La variante dell’Europa continentale, Germania e Francia in primis, è definita “crescita inclusiva dualizzante”: con un welfare differenziato fra chi opera nell’industria manifatturiera, molto protetta, e chi fornisce servizi non qualificati. Infine i paesi mediterranei, Italia compresa, registrano una “bassa crescita non inclusiva”: il peso di vecchie politiche scarica costi notevoli sulla finanza pubblica, ma mancano quegli incentivi alla formazione che altrove rendono più tollerabile la pressione fiscale. Per quanto riguarda il rapporto fra queste dinamiche e le forme politiche, “stiamo delineando un’ipotesi controcorrente”, spiega Trigilia: l’equilibrio migliore fra crescita e uguaglianze si trova nelle democrazie negoziali, rispetto a quelle maggioritarie. “Perché nel sistema elettorale maggioritario, dove chi vince prende tutto, si lotta per conquistare l’elettorato di centro, il meno propenso alla redistribuzione…”.