RICERCA & INNOVAZIONE
L’intelligenza  artificiale dell’Europa
A seguito di un recente protocollo d’intesa, sta crescendo  un progetto coordinato su un settore chiave dello sviluppo

In un mondo nel quale la massa di dati a disposizione è ogni giorno più grande, l’intelligenza artificiale può diventare la risposta fondamentale per estrarre informazioni e conoscenza da questi dati utili per affrontare le grandi sfide della nostra società. Ne sono convinti gli stati membri dell’Unione Europea, che nei mesi scorsi hanno firmato un protocollo d’intesa per sviluppare uno specifico programma sull’intelligenza artificiale: un piano coordinato, su base decennale, che prevede specifici investimenti in grado di incentivare l’adozione di questa tecnologia in tutti i settori, prepararsi agli impatti economici e sociali, e sviluppare un quadro etico e legale adeguato. Questo in un settore nel quale anche altre potenze mondiali (gli Stati Uniti, la Cina) sono in forte competizione e che richiede pertanto una risposta unita a livello europeo. A seguito di ciò, il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea – ovvero il “braccio scientifico” della UE – ha preparato un rapporto, nel quale si identificano i temi più importanti dal punto di vista continentale, individuando le principali opportunità e le sfide più significative, i potenziali impatti economici, gli aspetti tecnologici e legali relativi al settore. “Oggi, in effetti, non abbiamo ancora dati completi e affidabili sull’impatto economico e sociale dell’intelligenza artificiale – spiega Massimo Craglia, ricercatore del JRC sulle politiche dell’Unione legate all’intelligenza artificiale -: ci sono diverse teorie sui potenziali impatti, ma ancora ben poco dal punto di vista sostanziale. Per questo, abbiamo lanciato AI Watch: un osservatorio europeo per capire in dettaglio, nei mesi e negli anni a seguire, quali saranno gli sviluppi della tecnologia, dei dati, delle applicazioni nei vari domini settoriali quali per esempio il comparto auto, l’agricoltura, e la ricerca medica”.  Ovviamente, un obiettivo così vasto richiede il coinvolgimento di tutti gli stati membri. Alcuni dei quali sono già abbastanza avviati nel loro processo di sviluppo: “i paesi più sviluppati, a livello di strategie nazionali, sono la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Finlandia, la Danimarca – sottolinea ancora Craglia -. L’Italia ha nominato un comitato specifico, quindi è un work in progress”. Al di là delle differenze attuali, comunque, incontrarsi fra gli stati – com’è accaduto anche di recente, a metà marzo - è una grande opportunità per condividere esperienze, e definire assieme le strategie future...