RICERCA & INNOVAZIONE
Polveri da tenere d’occhio
Due progetti affrontano specifici problemi concreti legati alla diffusione del particolato

E' possibile evitare che le polveri vulcaniche, in caso di eruzione, possano paralizzare i voli aerei, come accaduto per l’eruzione avvenuta in Islanda nel 2010? O che ciò accada a causa del particolato radioattivo che si potrebbe sprigionare da un incidente nucleare? E ancora: come limitare gli effetti negativi delle polveri desertiche, prevalentemente di origine sahariana (allergie, inquinamento, problemi alla funzionalità dei pannelli solari, tanto per citarne alcuni)? Per rispondere a queste domande è importante studiare origine, trasporto e distribuzione delle polveri in atmosfera, oltre che loro possibili impatti. Se ne stanno occupando in contemporanea due progetti H2020: EUNADICS-AV, il cui focus è creare un sistema che permetta di ridurre le problematiche nel traffico aereo a causa di eventi che sprigionino polveri in modo cospicuo e improvviso; e DustClim, che deve aggiornare un modello relativo al trasporto e alla distribuzione delle polveri desertiche in Europa e nord Africa, destinato direttamente ai servizi climatici. Ad entrambi i progetti partecipa anche l’IMAA, Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale del CNR (in collaborazione per DustClim con le sedi ISAC di Roma e Bologna). “I progetti integrano le osservazioni da terra e gli algoritmi legati ai dati satellitari – spiega Lucia Mona, referente di entrambi i progetti per il CNR -. Noi, in particolare, ci occupiamo di come trasferire al sistema i risultati delle osservazioni e verificare i risultati dei modelli e le osservazioni satellitari”. Per quanto riguarda EUNADICS-AV, nel prossimo anno una serie di esperimenti simuleranno il funzionamento del sistema: “e oggi stiamo vedendo come funziona su eventi già avvenuti”, spiega Mona. Mentre per DustClim il 2019 dovrebbe essere l’anno in cui saranno ottenuti tutti i risultati sul trasporto e distribuzione delle polveri desertiche: e dai dati sarà anche possibile verificare se esistano processi di desertificazione in determinati territori. “Entrambi i progetti stanno procedendo in maniera assai positiva – chiude la referente CNR -: abbiamo già individuato alcuni case study, e mi aspetto ottimi risultati”.