RICERCA & INNOVAZIONE
Pomodori più resilienti
Due progetti si basano sul popolare frutto per adeguare l’agricoltura ai cambiamenti climatici 

I cambiamenti climatici rappresentano una realtà concreta ed impattante anche sull’agricoltura. Conciliare qualità del cibo e quantità prodotte è oggi una sfida cui gli studiosi sono chiamati. Due Progetti H2020, fra gli altri, si stanno occupando di queste tematiche, avendo come trait d’union il pomodoro e la partnership coinvolta, l’Università di Napoli  Federico II. Il primo progetto, coordinato dal francese Mondher Bouzayen dell’INRA, si chiama “TomGEM” e affronta gli effetti dell’incremento della temperatura in una coltura di importante interesse nutrizionale come il pomodoro, migliorandone produttività e qualità. “Partiamo da un approccio multidisciplinare per fornire nuove strategie di selezione in condizioni di temperatura sub-ottimali – spiega la professoressa Amalia Barone, del Dipartimento di Agraria dell’Ateneo campano -: con attività finalizzate allo studio della biodiversità del pomodoro, avvalendoci di complessi strumenti molecolari”. Una collezione di oltre 80 genotipi di pomodoro è stata provata per individuare quelli che meglio sopportano le alte temperature. Al momento sono stati selezionati un paio di genotipi, sia in Italia che in altri paesi europei con estati calde, in base alla produzione e alla qualità del frutto. E sono in corso di analisi per costituire ibridi ad alto potenziale produttivo, che potranno essere utilizzati da ditte sementiere per ottenere nuovo materiale di interesse commerciale. Il secondo progetto si chiama “TomRes”, coordinato dal professor Andrea Schubert dell’Università di Torino, coinvolge circa 200 ricercatori di settori diversi. L’obiettivo è individuare strategie che riducano i consumi idrici e i fertilizzanti, aumentando la resilienza dei prodotti agricoli, anche nella prospettiva di future problematiche idriche legate ai cambiamenti climatici. E il prodotto su cui si testa il progetto è sempre il pomodoro. “L’acqua si può risparmiare in vari modi: anche selezionando linee di pomodoro che utilizzino meglio la risorsa idrica a disposizione – spiega il professor Albino Maggio, responsabile del progetto per il Dipartimento di Agraria di Napoli, con la collaborazione del CNR-IBBR, coordinato dalla dott.ssa Giorgia Batelli -. Ci sono tecniche colturali che possono aiutarci in questo: il risultato si ottiene con la gestione integrata di tante componenti. Varietà di pomodori meno conosciute, tipo quelle del Vesuvio, vanno valorizzate perché conservano le basi genetiche per poter produrre con basse esigenze idriche. Fra le attività che ci competono, c’è anche la sensibilizzazione degli agricoltori su questi argomenti.