RICERCA & INNOVAZIONE
Risposta immunitaria e malattie cardiovascolari
Una nuova frontiera della neuroimmunologia 

Combinare specifiche competenze di neuroimmunologia in ambito cardiovascolare può dare importanti risultati innovativi per la ricerca. Su questa base, la professoressa Daniela Carnevale – attiva da anni nel settore - ha vinto un grant europeo nell’ambito del programma “ERC Starting Grant” per giovani entro i 7 anni dal completamento del Dottorato di Ricerca per il progetto “A neurosplenic pathway coupling Immunity and Hypertension”, che ha l’obiettivo di capire come il controllo nervoso della risposta immunitaria possa determinare l’evoluzione di una malattia cardiovascolare. “è uno degli ambiti di ricerca più nuovi”, sottolinea Carnevale, che sta lavorando all’interno del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università La Sapienza di Roma (nella sede molisana di Pozzilli, presso l’IRCCS Neuromed,  una realtà di eccellenza e di alta tecnologia per le neuroscienze e il cardiovascolare). “Si è visto che non solo la risposta immunitaria partecipa alle malattie in termini di danno d’organo (ad esempio, l’ipertensione può determinare conseguenze a lungo termine al cuore, al cervello e ai reni), ma che può anche contribuire all’insorgenza della malattia cardiovascolare. è vero che oggi ci sono tante terapie per l’ipertensione, ma sappiamo che questo non sempre è sufficiente a proteggere anche dalla progressione del danno d’organo e dal rischio cardiovascolare conseguente, rendendo fondamentale investigare i meccanismi molecolari coinvolti. Il progetto - avviato da un anno, e destinato a svilupparsi nel prossimo quadriennio - si articola in tre parti principali. La prima, prevalentemente neurocentrica, “in cui vogliamo individuare quali sono le aree cerebrali che rispondono agli stimoli vascolari e come li trasmettono al sistema immunitario”, spiega la ricercatrice. La seconda, dedicata a capire i meccanismi molecolari della risposta immunitaria in organi specifici come la milza, potenzialmente modulabili a fini terapeutici. E poi la terza, “quella che ci dovrebbe consentire di sviluppare nuovi strumenti di controllo della funzione cardiovascolare – chiude Carnevale -: una volta che il sistema immunitario si è attivato, dobbiamo capire come esso interagisce con gli organi più tipici della regolazione cardiovascolare (vasi e reni, ad esempio) per cambiarne la funzione, determinando l’aumento dei livelli pressori e contribuendo al danno d’organo”.