RICERCA & INNOVAZIONE
Scompenso cardiaco: una diagnosi rivoluzionaria
Un dispositivo permetterà di avere informazioni decisive analizzando campioni di saliva

Lo scompenso cardiaco è una malattia che colpisce circa 26 milioni di persone nel mondo: la sua diagnosi non è sempre immediata, e presuppone analisi di laboratorio con alti costi. Ma oggi il progetto KardiaTool – un H2020 partecipato da 14 partner, provenienti da nove nazioni europee ed uno dagli USA – sta mettendo a punto un sistema che potrebbe rivoluzionare la diagnostica dello scompenso. Il dispositivo in via di sviluppo si basa sull’applicazione di sensori capaci di individuare e misurare nella saliva alcuni biomarcatori selezionati: in pratica, si introdurranno campioni di saliva del paziente in un dispositivo “point-of-care”, ovvero un dispositivo portatile utilizzabile in qualsiasi ambulatorio, all’interno del quale un laboratorio su chip fornirà una diagnosi in un breve arco di tempo. “Si tratta di un piccolo dispositivo che integra un notevole numero di sensori, attuatori, sistemi microelettromeccanici, microelettronici, biochimici, e anche nanoparticelle magnetiche funzionalizzate”, spiega Maria Giovanna Trivella, coordinatrice scientifica della sezione di Milano-Niguarda dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, uno dei partner del progetto. “In più, è previsto un software decisionale che si basa su dati predittivi, in grado di dare informazioni relative alla diagnosi dello scompenso”. “Il medico deciderà se rimandare a casa il paziente o intervenire sulla base dei dati clinici forniti dal dispositivo”, le fa eco il professor Roger Fuoco, del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, a sua volta partner di KardiaTool (e, da anni, di altri progetti di ricerca condotti in collaborazione con la dott.ssa Trivella). Più accurate e precise sono le informazioni fornite dal dispositivo, più alta è la probabilità che la decisione del medico sia corretta. “Stiamo a metà strada fra lo strumento e il medico: il nostro ruolo nel progetto è proprio quello di validare la risposta del dispositivo in modo che l’informazione sia della più alta qualità possibile. Ad oggi non esistono procedure analitiche per la determinazione di alcuni dei biomarcatori selezionati in campioni di saliva. Per questo stiamo sviluppando tali metodologie che, nel corso dei prossimi due anni, quando sarà pronto il dispositivo, verranno impiegate per effettuare la validazione pre-clinica del prototipo”.