DOSSIER
Territori vocati all’export
È sufficiente leggere i numeri: dinamismo e capacità d’innovare non mancano

È un territorio a forte vocazione internazionale, come dimostra più di un terzo di fatturato realizzato all’estero dall’industria locale. L’Europa assorbe i due terzi delle esportazioni e rappresenta il principale mercato di destinazione delle merci oltre confine. La struttura geografica del fatturato considera inoltre prioritari gli scambi diretti verso i Brics e gli Stati Uniti. È questo un tratto caratterizzante le aree afferenti alla Confindustria di Lecco e Sondrio. Nell’ultimo semestre del 2018, come rilevato dall’Ufficio studi dell’associazione confindustriale, nonostante la congiuntura in frenata, il sentiment per l’andamento dell’attività del primo semestre 2019 esprime fiducia e le aspettative si attestano mediamente a un +1,6%. La capacità produttiva mediamente impiegata dalle realtà lecchesi e sondriesi nella seconda metà del 2018 è stata del 76,1%. Con riferimento ai settori merceologici, le realtà metalmeccaniche hanno rivelato le migliori performance in fatto di export, con una quota di fatturato realizzato oltre confine pari al 41,3%; il dato si attesta invece a 39,2% nel caso delle imprese degli altri settori e a 31,5% per le realtà tessili. Considerando il campione in base alla dimensione, le realtà con più di 50 addetti hanno mostrano una quota di export che ha pesato per oltre la metà del fatturato (53,7%) mentre per le imprese più piccole il dato si è attestato al 24,3%. Nell’ambito della struttura geografica dei mercati presidiati dalle imprese lecchesi e sondriesi, l’Europa Occidentale continua a rappresentare la principale area di destinazione delle merci, con il 20,3% del fatturato assorbito.  L’Europa dell’Est (4,1%), i Brics (3,2%) e gli Stati Uniti (2,7%) seguono per importanza. Tra febbraio e aprile di quest’anno, in provincia di Lecco, sono state previste 6.600 assunzioni, con un 54,7% di tali assunzioni concentrate nel comparto industriale: 3.600 i nuovi contratti, di cui 360 nel settore delle costruzioni. Se questi numeri indicano un territorio dinamico nonostante un periodo che continua a essere economicamente non facile, vi è un altro indicatore che dimostra la capacità innovativa di questa area del Paese. Si tratta dei contratti di rete sottoscritti dalle imprese lecchesi, che a inizio 2019 risultavano essere 64, con il coinvolgimento di 276 imprese (+3% rispetto al gennaio del 2018), pari al 10,6% delle aziende registrate a fi ne 2018. Si tratta di una quota tripla rispetto alla media regionale (3,4%) e doppia rispetto a quella italiana, che si ferma al 5,2%. Più a Nord, il valore aggiunto dell’economia della provincia di Sondrio proviene per il 71% dall’insieme delle attività dei servizi, pari a più di 3 miliardi euro. Seguono con il 17% le attività manifatture (781 milioni), le costruzioni con il 7% e l’agricoltura con poco meno del 2% e 80 milioni. Rispetto al valore aggiunto regionale, l’agricoltura (2,3%) e le costruzioni (2,2%) sono le attività della provincia con la quota maggiore, evidenzia il rapporto del terzo trimestre della Camera di Commercio. Seguono il settore dei servizi e delle attività manifatturiere. Considerando le stime su un più ampio arco temporale, il valore aggiunto di Sondrio ha presentato una maggior contrazione rispetto al dato regionale nel quinquennio 2012-2016 (-1,3% contro -0,3%), mentre dovrebbe allinearsi ai risultati regionali per il quinquennio 2017-2021. Nel 2018 la provincia di Sondrio ha raggiunto il record nelle esportazioni dal 2012: il picco si è registrato nel secondo trimestre, con 183 milioni di euro, lo 0,6% del valore totale esportato dalla Lombardia, pari a 32 miliardi. Il trend è stato in crescita rispetto al 2017, con un +7,3%, superiore all’incremento lombardo. Il 91% dell’export provinciale riguarda i prodotti delle attività manifatturiere, seguiti dai prodotti dell’estrazione di minerali e dai prodotti dell’agricoltura che pesano per l’1,4%. Fra i prodotti delle attività manifatturiere i più esportati dalla provincia sono i metalli di base e prodotti in metallo (47 milioni di euro 26%), i macchinari e apparecchi (23 milioni, 13%) e i prodotti alimentari, con 22 milioni, il 12%.