RICERCA & INNOVAZIONE
Test spaziali per validare l’importanza dell’irisina
Una proteina potenzialmente decisiva nella cura dell’osteoporosi

Tra gli organi che più risentono degli effetti della permanenza nello spazio, l’apparato muscolo-scheletrico è quello più colpito. Nell’ambito del progetto “In Vitro Bone“ - coordinato dalla professoressa Maria Grano del DETO dell’Università di Bari e finanziato da ASI ed ESA - è stato realizzato un importante esperimento di volo spaziale per testare l’effetto di irisina (una proteina prodotta in seguito ad attività fisica) sulle cellule ossee in assenza di gravità. Allestito nei laboratori della NASA del Kennedy Space Center ed integrato in un sofisticato dispositivo costruito ad hoc da ingegneri canadesi (CALM Technologies INC), l’esperimento è stato lanciato in orbita il 2 aprile 2018 da Cape Canaveral a bordo della capsula “Dragon”, ed è rimasto per circa un mese nella Stazione Spaziale Internazionale. “L’idea di testare irisina nello spazio, mai studiata da nessuno fino ad ora, nasce dai risultati ottenuti dal mio gruppo di ricerca su modelli animali di osteoporosi e atrofia muscolare da disuso, che simulano la microgravità a terra”, spiega Grano. Da tali ricerche, oggetto di concessione di brevetto nazionale ed internazionale, è emerso che irisina è in grado sia di indurre la formazione di nuovo osso e rendere lo scheletro più resistente alle fratture, sia di prevenire la perdita di massa muscolare. “La perdita di massa ossea a cui vanno incontro gli astronauti dopo un mese di permanenza nello spazio è pari a quella delle donne in post-menopausa nell’arco di un anno. Ecco l’importanza dell’esperimento: lo spazio è come una macchina del tempo, in cui i processi di invecchiamento sono accelerati e rendono le cellule più anziane in pochi giorni. Lo spazio offre agli scienziati, in un tempo breve, la possibilità di valutare le alterazioni molecolari e testare l’azione di molecole a scopo terapeutico. E i risultati che stiamo valutando sono davvero promettenti”. La prosecuzione degli studi su questa molecola è supportata da un importante finanziamento della Regione Puglia all’interno del “TecnoPolo per la Medicina di Precisione” che prevede anche lo studio di irisina nella neurodegenerazione. Inoltre, è stata anche presentata all’ESA la richiesta di finanziare un nuovo progetto per approfondire lo studio di irisina nello spazio. “L’irisina potrebbe diventare in futuro un farmaco -chiude Grano-: una contromisura per contrastare gli effetti negativi dell’assenza di gravità sul sistema muscoloscheletrico degli astronauti, ma anche una strategia terapeutica per la cura di Osteoporosi e Sarcopenia a terra”.