Come contrastare l’impoverimento dei terreni
Il problema è comune all’intera Europa. Un nuovo bioattivatore, realizzato in modalità sostenibile, potrebbe aiutare a risolverlo
In Europa, il degrado dei suoli riguarda ormai quasi il 50% della superficie. Motivi diversi, territorio per territorio: in generale è un problema di impoverimento di sostanze organiche e di nutrienti, che nel Sud del continente - Italia compresa - prende la forma della crescente desertificazione. Come intervenire per invertire la tendenza, in maniera peraltro sostenibile? Una possibile risposta arriva dai risultati del progetto “Porem” cofinanziato dalla Ue nell’ambito del programma Life (Life17 Env/It/333) che coinvolge realtà italiane, spagnole e ceche, è coordinato dall’azienda romagnola Astra, e vede coinvolto per la parte di ricerca tecnico-scientifica anche il Laboratorio Enea Tecnologie dei Materiali Faenza (Temaf). In chiusura dopo tre anni di lavoro, il progetto - una volta verificate le condizioni dei suoli dei Paesi partner, scelti per rappresentare le diverse varietà presenti in Europa - ha messo a punto una nuova sostanza che, diffusa sui terreni, sia in grado di risanarli. E proprio la sua messa a punto è stata una delle sfide più importanti. “Per arrivare a definire il Porem - che è anche il nome della sostanza, oltre che quello del progetto - abbiamo lavorato a lungo sulle sue caratteristiche, anche attraverso i risultati sperimentali della sua applicazione su terreni differenti”, spiega Alessandra Strafella, responsabile del progetto per Enea. “Porem è stato progettato per la protezione e la conservazione del suolo con risorse naturali. È quindi un bioattivatore, ossia un prodotto non solo in grado di aumentare la fertilità dei suoli, ma anche di risanare e ripristinare la sostanza organica e i nutrienti nei terreni che ne sono privi o poveri. È stato ottenuto partendo da pollina, ossia da deiezioni avicole, e da un preparato enzimatico naturale derivante dalle piante. Il processo di maturazione è durato circa 90 giorni. E i risultati ottenuti utilizzandolo su vari tipi di terreno, seppur non ancora definitivi, ci fanno davvero ben sperare”. L’altro aspetto positivo riguarda le emissioni gassose del bioattivatore: “La pollina è una sostanza che spesso dà emissioni importanti. Invece il confronto dà ragione a Porem, con una riduzione dei gas serra e di ammoniaca, e conferma l’intuizione della possibile riconversione di uno scarto dell’industria avicola in un nuovo prodotto, funzionale per il mantenimento della fertilità dei suoli, coerentemente con gli obiettivi di economia circolare”. In attesa dei risultati definitivi, il Consorzio sta interrogandosi su come procedere a progetto concluso, valutando anche il potenziale mercato di riferimento per il Porem.