Comunità di pratica, il futuro dell’agricoltura sostenibile
Sotto la guida del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, si è concluso il progetto Inn-Pratica: due anni di collaborazione permanente tra ricerca, imprese e istituzioni
Il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari ha guidato come capofila il progetto Inn-Pratica, tassello del programma di cooperazione Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027. Nell’arco del biennio di attività, le regioni Toscana e Liguria, la Cia Toscana, le agenzie di sviluppo e sperimentazione agricola Laore Sardegna e Odarc Corsica, la Camera di Commercio italiana a Marsiglia e la cooperativa Dafne di Genova hanno strutturato una vera e propria “comunità di pratica” transfrontaliera. Un modello nato per connettere stabilmente gli imprenditori agricoli, il mondo della ricerca e gli amministratori locali, tracciando una rotta condivisa verso la transizione ecologica e digitale delle campagne.
“Il progetto si è concentrato sulla circolazione e sull’applicazione di soluzioni innovative già esistenti nei territori coinvolti”, spiega il professor Fabio Madau, responsabile scientifico del progetto. “Abbiamo valorizzato scelte ad alto tasso di sostenibilità, inclusa la riscoperta di consuetudini tradizionali rilette oggi come buone pratiche operative”. La base di partenza è stata la mappatura di trentasette soluzioni concrete, raccolte in un catalogo che ha fatto da binario per gli incontri di lavoro regionali su gestione idrica, biodiversità e formazione.
Dal piano teorico il confronto si è spostato direttamente sul campo, attraverso visite di studio nate per stimolare il dialogo tra i produttori delle diverse regioni. “Il dialogo ravvicinato ha allargato la visione delle aziende e superato l’isolamento geografico”, sottolinea Madau.
“Gli imprenditori hanno acquisito una maggiore consapevolezza: routine quotidiane che in un territorio sembravano ordinarie si sono rivelate modelli innovativi esportabili. In Sardegna, ad esempio, il confronto ha messo in luce l’eccellenza di soluzioni locali legate al riutilizzo irriguo delle acque reflue affinate e alla sensoristica per la tutela dei vigneti”.
Conclusa la fase di finanziamento, la sfida della rete si sposta ora sulla continuità e sui futuri bandi europei.
“Due anni sono un tempo ridotto per consolidare un simile percorso. Vogliamo supportare la comunità affinché possa progressivamente autodeterminarsi”, precisa il professore. Una prospettiva a lungo termine che abbraccia anche gli istituti tecnici agrari e gli studenti dell’Ateneo sardo, coinvolti in un Hackathon finale.
“L’attenzione verso le nuove generazioni è una scelta necessaria per favorire il ricambio aziendale e radicare una mentalità orientata alla cooperazione”.