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Il professor Angelo Franzini

Creatività italiana nella ricerca medica

Il professor Angelo Franzini: “Grazie alla nostra fantasia siamo in grado di ideare sempre nuove applicazioni. E i giovani continuano a crederci, sono bravi”

Abbiamo sentito decine di volte imprenditori italiani raccontare di come la fantasia e la creatività siano ingredienti base del nostro know-how industriale, una sorta di “marchio di fabbrica” spesso alla base dei prodotti di successo.
Un ragionamento analogo si può fare anche per quanto riguarda la ricerca medica. Lo sostiene, fra gli altri, il professor Angelo Franzini: uno dei più stimati neurochirurghi a livello mondiale, autore una ventina d’anni fa del primo intervento di neurostimolazione dell’ipotalamo per il trattamento della cefalea a grappolo cronica. 
A lungo direttore dell’Unità di Neurochirurgia Funzionale della prestigiosa Fondazione Irccs - Istituto Neurologico Carlo Besta, oggi Franzini ha terminato l’incarico per motivi di età, ma la sua “pensione” presuppone comunque una costante attività di consulenza e di ricerca, basata su un’esperienza decisamente unica. Che gli permette, appunto, di dare un giudizio molto lusinghiero sulla nostra ricerca. 
“Mi riferisco almeno al campo che conosco meglio, quello della neurochirurgia: qui davvero da decenni siamo all’avanguardia, soprattutto in settori specifici come la neuromodulazione, o l’applicazione della ricerca ad ambiti come i disturbi del movimento - il Parkinson, per fare l’esempio più noto - oppure anche la cefalea o l’epilessia”. Fino a qualche anno fa, l’Italia era la punta di diamante in questo settore. Oggi resta al top, ma sono cresciuti i contributi importanti anche da altre aree geografiche “È normale che sia così - continua Franzini - I nostri dati, scaturiti da anni e anni di ricerca applicata, hanno provocato un grande interesse da parte della comunità scientifica internazionale. E sappiamo bene che esistono Paesi in cui il livello della tecnologia è più avanzato, o sono maggiori le risorse impegnate al riguardo: quindi anche altrove si sta arrivando al nostro livello”. È proprio qui che il giudizio del professore mette in campo la nostra creatività: “In Italia, il ‘parco menti’ che mettiamo a disposizione della ricerca è molto ben selezionato, mediamente meno rigido di quanto accada altrove, e decisamente intuitivo. Fra l’altro, è anche abbastanza omogeneo in tutta la penisola, con eccellenze dal Nord al Sud. Ed è vero che, per operare, spesso ci dobbiamo basare su strumenti tecnologici realizzati all’estero. Ma grazie alla nostra fantasia siamo in grado di ideare sempre nuove applicazioni, di ampliare costantemente il campo della ricerca. Anche se spesso molti dei nostri migliori cervelli si recano poi all’estero…”. Ma anche oggi la ricerca italiana offre risultati innovativi di rilievo, sulla scia di quanto raccontato da Franzini: “Basti citare il recente neurostimolatore che si regola in base alle necessità, creato proprio da un giovane ricercatore italiano. Perché i giovani continuano a crederci, e sono bravi. E a me piace, in questo nuovo ruolo di consulente ‘esperto’, pensare di lasciare loro spazio”.

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I nostri dati, scaturiti da anni e anni di ricerca applicata, hanno provocato un grande interesse da parte della comunità scientifica internazionale

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