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Incontro con le aziende del Consorzio Lugana, dicembre 2019

Dagli scarti nuove opportunità per le aziende

“Creiamo”: un progetto virtuoso di economia circolare per la valorizzazione di vinacce e sansa in applicazioni ambientali e per l’implementazione della simbiosi industriale

Dagli scarti delle filiere olivicola e vitivinicola, è possibile dare vita a prodotti riutilizzabili nel settore ambientale, in una perfetta logica di economia circolare? È quanto si è prefisso di fare un progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo, dall’eloquente titolo di “Creiamo”, che si sta per concludere dopo trenta mesi di lavoro: con risultati sperimentali decisamente positivi, e quindi con ottime prospettive future in termini applicativi. Coordinato dall’Università di Brescia e partecipato anche dall’Università Bicocca di Milano e dall’Enea (il Laboratorio Valorizzazione delle Risorse nei Sistemi Produttivi e Territoriali del Centro Ricerche Casaccia), il progetto ha integrato due parti fondamentali: una di sperimentazione, con lo sviluppo di processi innovativi ad alto valore aggiunto; la seconda di coinvolgimento sistemico di aziende di settori produttivi diversi - individuate in particolare nell’area del Bresciano - in grado di collaborare fra loro per implementare percorsi di simbiosi industriale. Quest’ultima consiste nello scambio e nella condivisione di risorse tra due o più industrie dissimili, intendendo con “risorse” non solo i materiali (sottoprodotti o rifiuti), ma anche acqua, cascami energetici, logistica, servizi, competenze, ecc., al fine di conseguire un uso efficiente delle risorse e una loro valorizzazione dal punto di vista economico. L’obiettivo della parte sperimentale del progetto era quello di produrre biotensioattivi - da scarti di produzione come feccia, vinacce o sansa - per mezzo di ceppi batterici non patogeni. “Abbiamo condotto diverse sperimentazioni, con differenti microorganismi e substrati, fino ad individuare il ceppo batterico e lo scarto che assicurano la maggiore resa in termini di produzione di biotensioattivi”, spiega il professor Mentore Vaccari dell’Università di Brescia, coordinatore del progetto. Queste sostanze vengono poi testate e utilizzate per il risanamento di siti contaminati, in particolare da idrocarburi: “Quello della contaminazione dei terreni è un grosso problema, specialmente in Lombardia. Le sostanze da noi sviluppate possono essere efficacemente impiegate in processi di biorisanamento e di soil washing”. Dall’altra parte c’è il coinvolgimento della filiera produttiva. “Come Enea - continua Silvia Sbaffoni - a valle di un tavolo di lavoro di simbiosi industriale, svoltosi lo scorso febbraio, stiamo cercando di dare vita, nel bresciano, ad una rete di una ventina di aziende appartenenti a settori produttivi diversi, affinché possano collaborare fra loro in ottica di economia circolare attraverso l’individuazione di percorsi di simbiosi industriale. L’obiettivo è quello di conseguire vantaggi non solo per le aziende coinvolte, ma per tutto il territorio, dal punto di vista economico (riduzioni di costi per l’approvvigionamento delle materie prime e per la gestione degli scarti), ambientale (minore carico sull’ambiente, minore prelievo di risorse naturali, minori impatti dovuti al trasporto e alla gestione dei rifiuti) e sociale (formazione di nuove figure professionali, nuovi posti di lavoro)”. Attualmente è in corso la stesura di manuali operativi specifici per i flussi di risorse più significativi dal punto di vista quantitativo ed economico; tali manuali fungeranno da guida per aiutare le aziende a mettere in pratica le specifiche sinergie individuate durante il tavolo di lavoro e da Enea, spiegando loro come valorizzare al meglio le singole risorse. “I risultati del progetto sono in linea con quelli attesi - spiega Vaccari - Dal punto di vista dei biotensioattivi, lo staff di Milano Bicocca coordinato dal professor Andrea Franzetti ha sviluppato prodotti con caratteristiche ottime, anche in termini di scalabilità industriale. Anche dal punto di vista dell’utilizzo di queste sostanze per trattare i terreni contaminati da idrocarburi siamo molto soddisfatti: i risultati sperimentali sono decisamente buoni, anche se per applicarli a scala industriale ci vorrà una fase intermedia, per la quale abbiamo avanzato richiesta di finanziamento al Ministero. E poi c’è un ultimo importante aspetto: il progetto prevede la valutazione della sostenibilità ambientale dei processi sviluppati rispetto a quelli convenzionali mediante uno studio del ciclo di vita (Lca), attualmente in fase di finalizzazione”.
 

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Schema di funzionamento della simbiosi industriale

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