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Porto turistico di Igoumenitsa

I porti del futuro

Una ricerca in area adriatico-ionica sulle prospettive degli scali marittimi e fluviali, anche alla luce della pandemia

Come si svilupperà nel prossimo futuro l’efficientamento energetico dei porti all’interno dell’area adriatico-ionica? A questa domanda aveva dato risposta un progetto appena concluso, denominato “Power”, coordinato dall’Istituto per le Tecnologie della Costruzione (Itc) del Cnr, e composto da una partnership di sei Paesi dell’area stessa.
I buoni risultati raggiunti con Power hanno permesso l’approvazione di un ulteriore progetto di capitalizzazione, “Power Plus”, costituito dal medesimo consorzio, che nel breve arco di sei mesi, fra gennaio e giugno 2022, ha l’obiettivo di ampliare gli output creati in precedenza grazie a specifiche estensioni, località per località. Rivisitando i risultati già ottenuti soprattutto alla luce di quanto accaduto a causa del Covid e della relativa crisi economica. 
Se il lavoro di base si era svolto grazie al coinvolgimento di decine di stakeholder collegati ai vari porti che erano stati scelti come “pilota” nel progetto (per l’Italia, Ravenna e Bari) “Power Plus” li sta nuovamente chiamando a raccolta - partendo da un apposito questionario e dalla collaborazione con esperti - per meglio capire grazie al loro aiuto cosa è cambiato in questi mesi, come si potrà evolvere la situazione dopo la pandemia, quali sono gli scenari futuri.
“Sulla base di questi risultati, al termine del semestre pubblicheremo una nuova versione della strategia che avevamo definito circa un anno fa, che possa indicare le prospettive per i prossimi 25-30 anni”, sottolineano il coordinatore del progetto, Marco Padula, e la financial manager, Francesca Picenni. Dopo la fase di raccolta degli articolati questionari, il lavoro in programma nei mesi finali prevede riunioni tra i partner per analizzare i materiali, sovrapporli e organizzarli. Poi, a maggio, si terrà un evento pubblico in cui i risultati ottenuti verranno presentati ai diversi stakeholder, comprese le cittadinanze dei porti coinvolti. Porti che sono diversi fra loro sia per dimensioni sia per segmenti di traffico (da quelli prevalentemente mercantili, come la croata Rijeka, ad altri come la greca Igoumenitsa, maggiormente incentrati sul traffico turistico) sia addirittura per tipologia, nel senso che sono stati studiati anche porti fluviali dell’entroterra balcanico, come Brcko e Novi Sad. “L’obiettivo finale di questo progetto, ovviamente in diretta conseguenza al precedente - spiegano Padula e Picenni - è quello di fornire all’Unione Europea un rapporto che faccia riferimento allo stato dei singoli porti, spieghi dove sono stati rilevati i principali problemi e indichi prospettive di crescita e miglioramento. Per quelli che sono i feedback finora ottenuti, crediamo che la principale dinamica su cui si spingerà la visuale degli scali coinvolti riguardi l’innovazione digitale: che permetterà una necessaria automazione delle merci, un migliore controllo di presenze e materiali e via dicendo. Ma sarà interessante capire, a fine progetto, se e come la pandemia avrà ulteriormente modificato queste possibili dinamiche, anche in termini di risposta delle diverse strategie portuali alle mutate abitudini comportamentali: cambieranno le logiche dei viaggi da parte delle persone? Cambierà la logistica complessiva? Ci saranno conseguenze nelle attività imprenditoriali e produttive all’interno dei singoli porti?”.
Domande a cui, fra poche settimane, potranno corrispondere risposte specifiche e certamente interessanti, utili a delineare un prospettiva futura per la portualità adriatico-ionica.  

 

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Porto mercantile di Rijeka
Porto mercantile di Ravenna

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