Il primo riciclo industriale di argento e silicio dai pannelli fotovoltaici a fine vita
Il progetto europeo Life Sircular, porta a Trl 9 una filiera industriale integrata per il recupero di silicio e argento, combinando una linea di trattamento fisico e un processo idrometallurgico brevettato dall’Università degli Studi dell’Aquila
I pannelli fotovoltaici a fine vita contengono argento, metallo prezioso e silicio metallico, riconosciuto dal Critical Raw Materials Act come materia prima critica: per quest’ultimo l’Europa si è data l’obiettivo vincolante di coprire il 25% del fabbisogno attraverso il riciclo entro il 2030. Con 44 gigawatt già installati in Italia, il volume dei moduli da smaltire è destinato a crescere nel prossimo decennio. Eppure i processi di riciclo convenzionali si fermano alla separazione meccanica dei componenti più facilmente recuperabili, come vetro, alluminio, rame e plastiche, mentre resta spesso poco valorizzata la frazione fine residua, nella quale possono concentrarsi materiali ad alto valore come silicio e argento. È su questo gap che il Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia dell’Università degli Studi dell’Aquila ha costruito negli anni un know-how specifico nello sviluppo di processi idrometallurgici sostenibili, molti dei quali già validati su scala pilota presso i propri impianti. Il progetto Life Sircular, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Life Environment & Climate Action con un budget di 5,6 milioni di euro, rappresenta la sintesi più avanzata di questo percorso: integra la linea fisica del partner tedesco Circular Silicon Europe GmbH per il recupero del silicio con il processo idrometallurgico brevettato da UnivAQ e Smart Waste Engineering, denominato Silver-Rec. “Per la prima volta viene sviluppata una filiera industriale integrata capace di recuperare simultaneamente silicio metallico e argento dagli stessi moduli a fine vita”, afferma Nicolò Maria Ippolito, responsabile scientifico del progetto per l’Università degli Studi dell’Aquila. “Il brevetto Silver-Rec colma una lacuna lasciata irrisolta dai processi convenzionali: recuperare selettivamente, dalla stessa frazione di rifiuto, due materiali di elevato interesse tecnologico e industriale”. Il processo prevede una fase di lisciviazione selettiva che solubilizza l’argento lasciando il silicio nella fase solida, avviato poi alla raffinazione fino al 99% di purezza; l’argento viene recuperato per elettrodeposizione con purezza del 99% e tasso di recupero del 95%. “L’elemento distintivo del brevetto è l’integrazione di una sezione di depurazione basata sul processo Fenton - spiega Ippolito - che, oltre a degradare i contaminanti organici, consente la parziale rigenerazione dei reagenti e il riutilizzo del 95% delle acque di processo: un approccio Minimum-Liquid-Discharge. Complessivamente, il processo riduce le emissioni di CO? del 74% rispetto all’estrazione primaria dell’argento da miniera”. L’impianto industriale a Trl 9, con capacità fino a 1.500 tonnellate annue, sarà realizzato presso Orim Srl a Macerata, con Bfc Sistemi come coordinatore del consorzio e Smart Waste Engineering, ex spin-off dell’Università degli Studi dell’Aquila, responsabile dell’ingegnerizzazione della linea idrometallurgica.