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In prima linea per l’autonomia sulle materie prime critiche

Inspiree, Circuit4Eu, HySprint, Ree-Heart, Brain: i progetti dell’Università degli Studi dell’ Aquila per il recupero di terre rare, litio e boro e altre risorse

L’Europa dipende quasi interamente da Paesi terzi per l’approvvigionamento di materie prime critiche, indispensabili per la transizione energetica e digitale. Ridurre questa dipendenza attraverso processi di recupero sostenibili e scalabili è l’obiettivo che accomuna cinque progetti in corso al Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia dell’Università dell’Aquila. Inspiree, progetto Life, è uno dei quattro progetti italiani inclusi nella lista dei 47 progetti strategici selezionati dalla Commissione Europea nell’ambito del Critical Raw Materials Act. “L’obiettivo è realizzare il primo impianto industriale idrometallurgico in Europa per il recupero di terre rare da magneti permanenti a fine vita, compiendo il passaggio dalla scala pilota, già validata con il progetto New-Re, alla scala industriale” spiega Pietro Romano, responsabile scientifico dei progetti per l’Università degli studi dell’Aquila. Il processo, basato su un brevetto dell’Università dell’Aquila che utilizza acidi organici in sostituzione di reagenti chimici più impattanti, tratta magneti al neodimio-ferro-boro estratti da hard disk, motori elettrici e apparecchiature elettroniche a fine vita. L’impianto punta al recupero di 700 tonnellate di terre rare all’anno, con l’obiettivo di scalare fino al trattamento di oltre 20.000 tonnellate di magneti annui entro il 2040.

Su un fronte complementare opera Circuit4Eu, progetto Horizon Europe, che sviluppa una filiera circolare integrata per il riutilizzo di materie prime critiche da schede elettroniche, magneti permanenti e componenti elettronici. Il progetto porta a scala pilota dieci innovazioni tecnologiche, tra cui due processi idrometallurgici brevettati dall’Università dell’Aquila integrati con soluzioni di robotica, intelligenza artificiale e Digital Product Passport per la tracciabilità dei materiali lungo tutta la filiera.

HySprint, progetto Horizon Europe, affronta invece la sostenibilità della filiera degli elettrolizzatori a ossido solido ad alta temperatura (Soec) per la produzione di idrogeno verde. L’Università dell’Aquila contribuisce allo sviluppo di linee guida di eco-design e design-for-recycling per il recupero delle materie prime critiche dagli elettrolizzatori a fine vita.

Il quadro si completa con Ree-Heart, finanziato dal Mase nell’ambito del Pnrr RePowerEu, che integra in un unico processo sostenibile due fonti complementari di terre rare: i magneti permanenti di scarto da applicazioni automotive e gli scarti della lavorazione mineraria, oggi in gran parte inutilizzati. Il progetto Brain si distingue per la fonte di approvvigionamento: non rifiuti elettronici, ma salamoie geotermiche. Il progetto vede la partecipazione dell’Università degli Studi dell’Aquila, di Rina e di Energia Minerals, controllata dell’australiana Altamin.
“Le salamoie del sito geotermico di Cesano contengono litio, boro e potassio, da cui è possibile ottenere il solfato di potassio - chiarisce Valentina Innocenzi, responsabile scientifico del progetto per l’Università degli studi dell’Aquila - L’innovazione di Brain consiste nello sviluppare un processo integrato per il recupero di queste materie prime critiche e strategiche sfruttando al tempo stesso l’energia termica delle salamoie”. Finanziato dal Mase nell’ambito di Mission Innovation 2.0, il progetto prevede la realizzazione di un impianto pilota in grado di trattare circa 400 chilogrammi di salamoia al giorno, con l’obiettivo di validare il processo in condizioni operative reali e verificarne la futura scalabilità industriale.

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