Italia, un’orbita che viene da lontano
Il nostro Paese è tra le nazioni che più hanno contribuito alla crescita dell’economia spaziale. Il settore crea un fatturato annuo di circa 2 miliardi e dà lavoro a oltre 7.000 addetti
Fin dalla seconda metà del secolo scorso, l’Italia è stata fra le nazioni che più hanno contribuito alla crescita dell’economia spaziale: nel 1961 fu tra i primi Paesi a raccogliere la sfida spaziale con il varo del primo piano triennale italiano per lo Spazio; nel 1975 è stata tra i Paesi fondatori dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). “Grazie a quelle decisioni lungimiranti lo spazio italiano è una delle migliori eredità di quella classe dirigente che, tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e i primi anni Settanta, ha ricostruito, modernizzato e reso competitivo un Paese sconfitto - racconta Bruno Tabacci, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Politiche aerospaziali - Il vantaggio competitivo delle tecnologie e delle applicazioni spaziali è diventato sempre più importante, al punto che l’agenda globale della sostenibilità e dello sviluppo non si realizza senza un importante investimento nello Spazio. Grazie a quelle scelte abbiamo un patrimonio di scienza, tecnologia e industria da valorizzare che crea un fatturato annuo di circa 2 miliardi e dà lavoro a oltre 7.000 addetti. I nuovi investimenti del governo prevedono risorse complessivamente per 2,3 miliardi, di cui 1,49 dal Pnrr e il resto dal fondo complementare. È un sistema rilevante sia a livello mondiale sia a livello europeo, al quale deve corrispondere un’adeguata rappresentanza negli organismi europei”. In questo quadro, la legge del 2018 - che ha portato direttamente alla Presidenza del Consiglio la responsabilità politico-strategica delle politiche spaziali - accorcia e rende più efficiente la catena decisionale, aggiungendo inoltre il ruolo del Comint per l’analisi delle necessità dei vari ministeri e il coordinamento dei programmi e delle applicazioni sulla base delle priorità identificate. Poi c’è l’Agenzia Spaziale Italiana, “che deve continuare ad avere quel ruolo centrale nell’esecuzione delle politiche spaziali che le è stato affidato sin dalla sua istituzione”, sottolinea Tabacci. A livello europeo, invece, l’imminente accordo fra Esa ed Euspa ricalibrerà i rapporti fra i due enti. “La nuova configurazione istituzionale sarà cruciale per far sì che l’Europa sia competitiva - continua il sottosegretario - È importante che in questo processo vengano previsti meccanismi di coordinamento e controllo per evitare duplicazioni e sovrapposizioni di competenze. Bene ha fatto il nuovo dg dell’Esa, Josef Aschbacher, a promuovere un comitato di saggi che analizzerà i problemi e proporrà le soluzioni. poi la parola passerà agli Stati membri. Devo sottolineare che la via europea allo Spazio è comunque già segnata da decisioni vincenti. Bastino due importantissimi programmi della Commissione europea, realizzati e gestiti dall’Esa: Copernicus, il sistema di satelliti per l’osservazione della Terra, uno strumento irrinunciabile nel monitoraggio dell’ecosistema terrestre, nella definizione e implementazione delle politiche di contrasto al climate change e dai dati del quale derivano un’infinità di importanti applicazioni di business; e Galileo, il programma di navigazione europeo, equivalente a una proiezione politica globale che permette a chiunque nel mondo di navigare grazie ad un’infrastruttura europea. Nei prossimi mesi dovremo trovare una soluzione europea all’altezza anche nel settore dei lanciatori, dove Francia e Italia hanno e manterranno una leadership consolidata”. Dal dopoguerra a oggi è anche cambiato il rapporto fra l’economia spaziale e gli aspetti legati alla difesa. “La ‘corsa allo Spazio’ è stata un capitolo importante della guerra fredda, e ancora oggi il dominio dello Spazio rappresenta un elemento della sovranità statale, ma la distinzione tra Spazio militare e civile è però sempre più labile - sottolinea Tabacci - E se è vero che dal 2019, quando l’allora presidente Trump istituì la Space Force come forza armata autonoma, gli investimenti nel settore spaziale militare si sono moltiplicati, la forza di sviluppo economico dello Spazio civile è cresciuta a livelli altrettanto importanti. Negli ultimi 10 anni la space economy ha sperimentato una significativa espansione a livello globale arrivando a superare i 300 miliardi di euro, un valore che secondo le previsioni più ottimistiche potrebbe più che triplicare e arrivare a 1.000 miliardi entro il 2040. Il valore dei dati forniti dai servizi satellitari di telecomunicazioni, osservazione della Terra e di navigazione è immenso, e tale da abilitare servizi a elevatissimo ritorno per molti settori dell’economia, dall’agricoltura di precisione alla business intelligence. La catena del valore spaziale si sta evolvendo: alla tradizionale spinta tecnologica guidata dall’upstream si affianca quella della tecnologia downstream da cui derivano nuove esigenze, servizi e prodotti per il rilancio delle economie nei settori a maggior valore aggiunto”.