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L’Italia nello spazio: un ruolo di primo piano Riccardo Fraccaro

Il punto sulle prospettive della space economy per l’imprenditoria italiana secondo il sottosegretario Riccardo Fraccaro CONDIVIDI SU

Nello scorso novembre ha rappresentato il nostro Paese alla Ministeriale dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea. A pochi mesi di distanza Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche per lo Spazio, fa per Platinum un punto sul livello della space economy per l’imprenditoria italiana e sulle sue prospettive. “La Space Economy italiana - esordisce Fraccaro - viene da un passato di grande tradizione, sia scientifica che industriale, e basa il suo futuro sulla necessità di coinvolgere l’intera filiera nazionale in questa nuova visione dello spazio. Il Governo è impegnato su tutti i fronti, in particolare attraverso il piano Space Economy, a costruire nuove opportunità d’investimento e di lavoro per le nostre imprese. Stiamo rivedendo e aggiornando il Piano Strategico Nazionale per la Space Economy per portare avanti una formula innovativa che consenta di creare una sinergia finanziaria basata su tre attori in partnership pubblico-private: Stato, Regioni e aziende. Ritengo sia la strada giusta per stimolare gli investimenti verso obiettivi comuni e soprattutto market driven. Vogliamo anche accorciare i tempi di avvio dei progetti che non possono accumulare ritardi al fine di assicurare il time to market e garantire il livello di competitività internazionale auspicato”. Dopo la Ministeriale dell’Esa, la sensazione è che il nostro Paese abbia irrobustito il suo ruolo in Europa… “Con la Ministeriale di Siviglia - conferma il sottosegretario - l’Italia oggi siede di diritto al tavolo con Germania e Francia: non solo per gli ingenti investimenti, pari a 2 miliardi e 882 milioni, ma per l’approccio sistemico con cui il Paese ha affrontato l’appuntamento. Abbiamo rafforzato come mai prima d’ora la nostra posizione all’interno dell’Esa in maniera strategica, puntando sullo sviluppo mirato di quei programmi che consentono di valorizzare al massimo l’industria e la ricerca del nostro Paese”. “L’Italia ha da sempre un ruolo di primo piano nel campo dei sistemi di lancio e di trasporto spaziale, nei moduli pressurizzati e nell’esplorazione e dell’Osservazione della Terra. La decisione di raddoppiare gli investimenti soprattutto in questi settori strategici consentirà di capitalizzare il nostro ruolo spostando in maniera decisa verso l’Italia i vantaggi economici e produttivi che derivano dalle attività spaziali. L’Italia è il secondo contributore di Copernicus 4.0 e questo consentirà alle nostre industrie di essere più competitive nei bandi di gara che verranno indetti per lo sviluppo delle sentinelle del programma. Siamo inoltre riusciti a raccogliere adesioni importantissime attorno ai sistemi di accesso allo spazio, su cui abbiamo scommesso: siamo capofila nei programmi Vega e Space Rider che hanno superato le sottoscrizioni necessarie grazie al contributo di ben 9 Paesi, tra cui Spagna, Belgio e la stessa Francia”. Tutti questi notevoli risultati arrivano a ormai mezzo secolo di attività italiana in ambito aerospaziale, con alcuni ambiti di grande eccellenza. “Il nostro comparto industriale - chiude Fraccaro - ha partecipato alla costruzione della Stazione Spaziale Internazionale contribuendo con i propri elementi pressurizzati a una larga parte degli spazi abitabili, habitat e laboratori. Sfruttando la capacità di progettazione e costruzione dei sistemi pressurizzati, la nostra industria si è anche posta come principale contributore ai sistemi di trasporto cargo e smaltimento rifiuti. Nella progettazione e nella costruzione degli elementi pressurizzati è coinvolta una larga parte dell’industria nazionale, oltre al Large System Integrator sono presenti un alto numero di Piccole e medie imprese, università, centri di ricerca e start-up”. “Il know-how acquisito attraverso la costruzione della Stazione spaziale e la sua gestione verranno ora messi a frutto nel prossimo programma di esplorazione lunare, in cui l’Italia si prepara a giocare un ruolo di primaria importanza per quanto riguarda la stazione in orbita lunare (Gateway), il sistema di trasporto equipaggio per l’allunaggio (Human Lander) e l’infrastruttura di superficie, di cui uno Shelter sarà il primo elemento”. “Con il ritorno in volo di Vega, poi, il sistema Paese dimostra di essere robusto e competitivo in un settore straordinariamente complesso. L’Italia è convinta di poter dare molto anche in un altro ambito di interesse strategico: l’Osservazione della Terra. L’obiettivo che ci poniamo è la crescita del settore e lo sviluppo di un ecosistema industriale che supporti startup e Pmi nel percorso di avanzamento tecnologico, per colmare il gap che attualmente esiste con la parte upstream”. 

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