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Il gruppo di lavoro che partecipa al progetto

La macchina intelligente che aiuta il lavoratore

Mindbot: una nuova generazione di cobot per il benessere dei lavoratori

Il cobot è un robot di recente generazione, concepito per interagire fisicamente con l’uomo in uno spazio condiviso, e diffuso oggi principalmente in realtà produttive avanzate. Un robot collaborativo, che lavora insieme all’uomo senza più barriere, genera vantaggi ma comporta anche inevitabili problematiche. Soprattutto a livello psicologico: recenti studi dimostrano che i lavoratori a contatto con i cobot riportano varie difficoltà, dalla paura dell’interazione fisica diretta al timore di perdere il lavoro a scapito della macchina. Ecco allora la necessità di realizzare cobot che il lavoratore percepisca come il più possibile ‘amichevoli’: cobot, cioè, in grado di adattare il proprio ritmo di lavoro alle condizioni psicofisiche degli operatori, per esempio seguendone i cambiamenti di ritmo legati alla stanchezza o intercettandone i momenti di stress o deconcentrazione; ‘macchine intelligenti’ che interagiscano in modo personalizzato con i lavoratori, controbilanciando, almeno in parte, la perdita inevitabile di relazioni sociali che il loro uso comporta. Di progettare questa nuova generazione di cobot si occupa il progetto H2020 research and innovation programme 847926 “MindBot”, coordinato dall’Irccs Medea - Associazione La Nostra Famiglia (con un’équipe di ingegneri ed esperti di neuroriabilitazione) e partecipato, fra gli altri, da due ulteriori partner italiani: il Consiglio Nazionale delle Ricerche - Stiima e l’Università degli Studi di Milano. Per l’ateneo milanese lavorano al progetto due gruppi di ricerca: il primo si occupa di organizzazione aziendale, il secondo di aspetti psicologici. Antonella Delle Fave, professoressa di Psicologia Generale, coordina quest’ultimo, che ha un ruolo decisamente innovativo: “Per poter costruire cobot ‘amichevoli’ che si adattino alle esigenze degli umani e favoriscano il loro benessere dobbiamo prima capire la qualità dell’esperienza percepita dal lavoratore durante l’interazione con i cobot, che va da momenti di noia o ansia a momenti di coinvolgimento e interesse”. Ulteriore obiettivo del progetto è sfruttare le peculiarità di interazione flessibile dei nuovi cobot per favorire l’inserimento lavorativo di persone con disturbi dello spettro autistico. 
 

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Operatore cobot

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