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La ricerca sul Covid-19 si basa sul grande lavoro fatto in passato

Paolo Veronesi

L’intervista al professor Paolo Veronesi, presidente di Fondazione Umberto Veronesi e Direttore della Divisione Senologia Chirurgica dell’Istituto Europeo di Oncologia

 

La ricerca scientifica, ai massimi livelli. È lo scopo di Fondazione Umberto Veronesi - creata nel 2003 su iniziativa del grande scienziato e di altri intellettuali e Premi Nobel - che finanzia a ciclo continuo progetti di ricerca a livello di eccellenza.

Ed è quindi anche un osservatorio privilegiato per giudicare lo stato dell’arte nel settore: un settore inevitabilmente condizionato, nell’ultimo anno, dalla lotta al Coronavirus.

“Mai come quest’anno abbiamo capito i nessi profondi che legano la salute umana, quella dell’ambiente e la ricerca scientifica”, conferma il professor Paolo Veronesi, presidente di Fondazione Umberto Veronesi e Direttore della Divisione Senologia Chirurgica dell’Istituto Europeo di Oncologia.

“Anche Fondazione Umberto Veronesi ha finanziato undici progetti di ricerca per studiare terapie, sistemi di diagnostica e di rilevazione contro l’epidemia.

Il tutto con un riguardo speciale per persone più fragili e a rischio. E attenzione: il Covid-19 è un nemico nuovo, ma se oggi abbiamo vaccini efficaci e stiamo studiando test e protocolli di cura, è grazie al lavoro fatto in passato, pensiamo alle scoperte sul Dna”. L’emergenza pandemica segnerà la scienza biomedica per anni, probabilmente. “Sì, ma sappiamo bene che questa sfida non sarà l’ultima: nuovi patogeni emergenti, crisi climatica, resistenza agli antibiotici, invecchiamento, grandi malattie croniche sono alcuni dei fronti su cui si giocherà la partita del futuro. E si vince solo se dall’ottica emergenziale si passa a un sostegno alla ricerca sistematico, lungimirante, organizzato.

Per questo abbiamo lanciato un appello - e aderito a iniziative analoghe - per chiedere di aumentare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, passando nei prossimi 5 anni dall’attuale 1,43% al 3% del Pil, ovvero il livello caldeggiato dall’Unione Europea”.

Al di là del tema Coronavirus, la Fondazione è attiva da anni sulla ricerca scientifica legata ai tumori tipicamente femminili, grazie al progetto “Pink is Good”: dal 2014 ad oggi sono stati finanziati 224 ricercatori (32 nel 2021) con borse di ricerca annuali, e sono state condotte campagne di educazione alla prevenzione rivolte a tutte le donne (anche grazie alla straordinaria testimonianza delle Pink Ambassador, donne operate di tumore al seno, utero o ovaio che accettano la sfida della corsa, condividendo la propria esperienza di malattia a sostegno della ricerca scientifica e della prevenzione).

“Questi tumori hanno un impatto umano, clinico ed economico su migliaia di donne, sulle loro famiglie e sulle comunità in cui vivono - continua Veronesi - Bisogna pensare che il tumore al seno è la malattia oncologica più diffusa in tutto il mondo, con 55.000 nuovi casi in Italia lo scorso anno”.

“I numeri aumentano, ma continua a crescere anche la nostra capacità di curare bene la malattia: oggi 87 donne su cento sono vive a 5 anni dalla diagnosi, ma il nostro obiettivo ideale è raggiungere il 100%, lavorando sulla ricerca di alto livello e sulla consapevolezza delle donne. I gruppi delle nostre Pink Ambassador sono presenti in 18 città, ma puntiamo a coinvolgere tutta Italia perché portano il grande messaggio dell’importanza dell’attività fisica come arma di prevenzione e ricordano quanto sia fondamentale sostenere la ricerca scientifica d’eccellenza, per il bene di tutti noi”. Fra il rinnovato finanziamento di Fondazione, c’è quello alla Scuola Europea di Medicina Molecolare.

“Quella con la Semm è ormai una collaborazione consolidata per Fondazione - prosegue il presidente - È una realtà unica nel nostro Paese per l’alta formazione in biomedicina e la ricerca in aree cruciali come la genomica, la medicina molecolare, la biologia computazionale, la ricerca biomedica e le scienze cognitive”.

“Nel 2021 sono 116 i dottorandi iscritti, e la Fondazione sostiene la gestione e le attività didattiche”. Infine, qualche settimana fa, la Fondazione ha celebrato la giornata più importante dell’anno con la consegna delle borse di ricerca assegnate attraverso bando pubblico. “L’obiettivo del bando - chiude Veronesi - è supportare progetti di ricerca clinica, di base e traslazionale per la prevenzione, la diagnosi e la cura di tumori, malattie cardiovascolari e del sistema nervoso. Ogni anno le application sono tante e ritroviamo un livello molto elevato, per cui selezionare non è semplice.

Quest’anno sette premiati su dieci sono donne e l’età media è di 36 anni”.

“Il lavoro di queste scienziate e scienziati rispecchia l’orizzonte a cui oggi guarda la comunità scientifica mondiale, ovvero alla combinazione di conoscenze su genetica, stili di vita e ambiente”.

“Nella speranza di riuscire a trovare nuove risposte alle sfide che ci attendono”.

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