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Livia Giordano e Paolo Giorgi Rossi

Nuovi parametri per lo screening mammografico

Il progetto, coordinato per l’Italia da Paolo Giorgi Rossi dell’Azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia, coinvolgerà 85 mila donne in tutta Europa

Lo screening mammografico, per le donne tra i i 40/45 e i 70 anni, è pratica consolidata da tempo nei paesi europei. Esiste però una sorta di “fronda” a livello scientifico che critica l’efficacia di tale approccio massivo, paventando effetti collaterali come la sovradiagnosi e proponendo in alternativa una scelta individuale da parte delle singole donne. Per evitare questi effetti - proseguendo in una logica di screening generalizzato sì, ma con un approccio “tailored” - l’Unione Europea ha finanziato un H2020 che si chiama MyPeBS, e ha lo scopo di affrontare la tematica basando l’indagine non solo sull’età, ma anche su ulteriori fattori di rischio ad essa integrati: la densità mammografica, la storia medica personale e familiare e la presenza di certi polimorfismi genetici. Coordinato da Unicancer, rete francese di istituti oncologici non profit, e destinato a svilupparsi fino almeno al 2023, il progetto presuppone il coinvolgimento volontario di 85 mila donne in diversi Paesi (30 mila delle quali in Italia): la metà si

sottoporrà a uno screening basato sulle caratteristiche tradizionali, l’altra metà avrà invece uno screening personalizzato in base ai parametri sopra descritti, che presuppone anche una differenziazione dei controlli nel tempo. “Sarà calcolato un punteggio di rischio individuale che potrà essere basso, medio, alto o molto alto”, spiega Paolo Giorgi Rossi dell’Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia, coordinatore del trial per l’Italia. “Le donne che stanno nella fascia centrale continueranno a fare controlli biennali, quelle nella fascia bassa potranno diradarli ogni quattro anni: solo coloro che saranno inserite nella fascia a rischio più alto dovranno sottoporsi a mammografie annuali e, se necessario, a esami aggiuntivi. Alla fine del follow up, faremo un confronto fra i due metodi: se quello innovativo dovesse dare risultati migliori - sia come prevenzione sia in termini di minori controlli complessivi - allora potremo aspettarci un cambiamento nelle strategie di screening da offrire a tutte le donne in Europa”. All’interno di MyPeBS, la Struttura di Epidemiologia e Screening dell’Aou Città della Salute e della Scienza di Torino è responsabile, oltre che della selezione delle donne da sottoporre al controllo, della comunicazione complessiva: Livia Giordano, a capo dell’équipe torinese, spiega: “Nei primi due anni abbiamo creato i materiali esplicativi di questo progetto, mirati in particolare alle donne, per aiutarle a capirne la valenza e, eventualmente, aderire in modo consapevole”.

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