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Oggi anche il restauro può attrarre i turisti

Dalla realizzazione di nuovi geopolimeri può nascere un’originale modalità di fruizione dei beni culturali

Ci sono molti aspetti geniali nel progetto “Agm for CuHe”, presentato dall’Università degli Studi di Catania, finanziato all’interno del Pon 2014-2020. C’è, intanto, un’innovazione importante che nasce dal know-how del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’ateneo siciliano: l’idea di progettare e sviluppare materiali di nuova generazione - geopolimeri prodotti a temperatura ambiente, anche grazie a materiali di scarto, compresa la cenere vulcanica dell’Etna - che verranno utilizzati nel restauro dei beni culturali. Poi c’è un secondo aspetto di carattere economico e occupazionale: per produrre adeguatamente questi materiali, l’articolato partenariato che dà vita al progetto si compone anche di aziende, in parte siciliane, che ne potranno godere in termini di fatturato e di opportunità. Infine, c’è un’idea brillante anche per quanto riguarda la diffusione dei risultati: aprire al visitatore anche le fasi di restauro dei diversi monumenti (oggi solitamente a porte chiuse), per far vedere loro concretamente l’utilizzo dei materiali innovativi del progetto. Un richiamo turistico del tutto nuovo - particolarmente interessante anche a livello scolastico - che prenderebbe il via da alcuni cantieri pilota, già individuati in Sicilia: a partire dallo splendido Duomo di Monreale, per arrivare, a Catania, all’Odeon romano, al palazzo centrale del rettorato dell’Università e alla Villa Zingali Tetto. “L’obiettivo del progetto è effettivamente ad ampio raggio”, sottolinea la professoressa Germana Barone dell’Università catanese, che coordina il progetto assieme al collega Paolo Mazzoleni: “aumentare la fruibilità dei beni culturali, sviluppando un turismo consapevole e partecipato attraverso un circolo virtuoso che parte dalla progettazione di nuovi materiali che consentano interventi di restauro con un approccio moderno e multi disciplinare. Al tempo stesso, il progetto coinvolge il tessuto imprenditoriale grazie a nuove linee di produzione”. Giunto a metà del cammino, il progetto ha già dato risultati importanti. “Se sulla parte turistica dovremo aspettare le fasi finali del progetto per verificarne gli impatti, dal punto di vista scientifico siamo già soddisfatti perché le formulazioni funzionano - sottolineano Barone e Mazzoleni - Stiamo già facendo prove di degrado accelerato, con esiti positivi: in laboratorio abbiamo prodotto materiali a piccola scala, ne stiamo testando la durabilità. Nel contempo abbiamo già iniziato la sperimentazione nel cantiere del Duomo di Monreale. Se le formulazioni resistono a tutti i test, verranno avviate le linee pilota di produzione e ampliate le applicazioni nel restauro dei cantieri pilota. Sicuramente il progetto porterà a brevettare alcuni prodotti”.

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