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Piccole reti energetiche crescono

Se un sistema di microgrid si integra con gestori di reti più ampie, il sistema complessivo può funzionare molto meglio

Si è chiuso ufficialmente nei giorni scorsi, dopo oltre quattro anni di lavori, un H2020 che potrebbe dare grandi stimoli al miglioramento delle prestazioni delle reti energetiche. Si chiama “inteGRIDy”, era coordinato dalla spagnola Atos, e aveva fra i partner anche il Dipartimento di Ingegneria Aeronautica, Elettrica ed Energetica (Diaee) della Sapienza di Roma. Obiettivo base: integrare soluzioni all’avanguardia in un quadro di strumenti replicabili per connettere le reti energetiche esistenti con diverse parti interessate, facilitando il funzionamento della rete di distribuzione, favorendo il coordinamento delle risorse energetiche distribuite e consentendo schemi di stoccaggio collaborativo all’interno di una quota crescente di energie rinnovabili. Lo strumento-chiave per raggiungere questi obiettivi è una microgrid realizzata con specifici requisiti per lavorare su una logica rinnovabile (un generatore fotovoltaico di grandi dimensioni, da un lato, e un sistema di storage elettrochimico, ovvero una batteria di dimensioni minori). “L’idea era quella di creare una sinergia tra il distributore che gestisce la rete principale, e questa nuova figura che abbiamo chiamato microgrid energy manager, ovvero colui che gestisce la microrete - sottolinea il professor Marco Maccioni del  Diaee - Quest’ultima funziona normalmente, indipendentemente dai bisogni della macrorete a cui è connessa. In altre parole, la microgrid è in grado di fornire una flessibilità a chi gliela richiede, ovvero a un qualsiasi gestore che abbia problemi sulla sua rete. Si profila cioè la possibilità che un ente distributore richieda un profilo di carico alla microgrid il giorno prima, e quest’ultima operi il giorno dopo per l’ottimizzazione”. Nei mesi conclusivi del progetto, si è lavorato per verificarne la fattibilità concreta su dieci siti pilota in Europa: fra cui uno a Terni - grazie ad Asm, un ente distributore umbro - seguito a livello scientifico dallo staff della Sapienza. “Era importante capire come una microrete di quel tipo potesse dare una mano al gestore - chiude Maccioni - Quella potenza elettrica non va a sovraccaricare le linee del distributore, perché gliela fornisce appunto la microrete che sta in prossimità. Era uno dei principali punti teorici del progetto, ma lo abbiamo messo in pratica anche con misure e ricariche reali, sebbene fossero pochissime. Ed effettivamente sulla rete la situazione migliora, usando la batteria e il generatore”.

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