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Il robot impara autonomamente a costruire un cablaggio

Se la tecnologia aiuta il cablaggio

La manipolazione di cavi elettrici e tubi flessibili è un’operazione spesso manuale. Un progetto a guida italiana potrebbe aprire nuove strade

Può sembrare strano, ma in molti settori industriali la gestione del cablaggio è una delle operazioni più lente e costose: perché deformare cavi elettrici e altri oggetti simili per adattarli agli spazi in cui devono essere inseriti è ancora un processo prevalentemente fatto a mano, il che causa spesso un collo di bottiglia nell’intero processo produttivo, per esempio di un autoveicolo. Trovare soluzioni tecnologiche a questo impattante inconveniente è lo scopo di “REMODEL”: un progetto H2020 giunto a tre quarti del cammino, coordinato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi” (DEI) dell’Università di Bologna, e partecipato da soggetti di sei Paesi europei, compresi partner industriali (fra cui Volkswagen). “Il progetto sviluppa tecnologie per permettere l’automazione di processi industriali in cui è prevista la manipolazione di oggetti deformabili lineari quali cavi elettrici e tubi flessibili - spiega il professor Gianluca Palli, coordinatore di REMODEL - Automotive, aerospaziale, automazione industriale in generale sono i settori più interessati, ma i risultati potranno applicarsi ovunque ci siano oggetti deformabili lineari. Per esempio, nel medicale stiamo lavorando sui cateteri per chirurgia”. A monte c’è però da modificare un modus operandi molto radicato. “Le tecnologie attuali - continua Palli - non consentono di gestire le operazioni di manipolazione di questi oggetti, perché spesso si trovano in configurazioni casuali, non hanno forma ben definita. Quindi, automatizzare questi processi risulta difficile, anche per ragioni storiche: sono operazioni che normalmente vengono lasciate agli operai, non alle macchine, perché serve la sensibilità umana. Come capita spesso introducendo tecnologie innovative in settori che hanno pratiche ‘tradizionali’ e consolidate, il problema è la mancanza di informazione: il fatto che le attività siano svolte da persone fa sì che il know-how rimanga nascosto nell’esperienza dei singoli, quindi digitalizzare questi aspetti risulta molto complesso”. Automatizzare queste attività potrebbe dare davvero vantaggi grandissimi. “La parte finale del progetto comprende prove in ambito produttivo, anche se non in linea. Volkswagen, per esempio, sta costruendo la cella robotica per testare questa tecnologia. Se la cosa va in porto, la dinamica potrebbe cambiare in fretta: per questo il progetto sta ottenendo molto interesse da vari settori produttivi. E non è escluso che sia possibile dare vita ad un secondo progetto di follow up, per spingere la ricerca a un livello ancor più operativo e ad ulteriori settori”. 

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