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Il gruppo di ricerca, da sx Marco De Carluccio, Luigi Rizzo, Stefano Castiglione e Antonio Proto

Sole e piante, un binomio vincente per la depurazione

Un progetto “sostenibile” per riutilizzare le acque reflue a fini agricoli. Partner italiano è il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno

I cambiamenti climatici influiscono negativamente sulla disponibilità di risorse idriche, rendendo necessario il ricorso a risorse alternative, come le acque reflue urbane depurate. D’altra parte i processi depurativi convenzionali non consentono di contrastare efficacemente alcuni rischi, in particolare quelli correlati alla presenza di microinquinanti e all’antibiotico resistenza. Pertanto si rende necessaria l’individuazione e lo studio di nuove soluzioni efficaci e sostenibili per la depurazione delle acque reflue, soprattutto in riferimento al loro riutilizzo in agricoltura.
Dswap è un progetto “Prima” che coinvolge 10 partner da sette diversi Paesi, e coordinato da Eddie Cytryn dell’Agricultural Research Organization (Israele). Il partner italiano proviene dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno. Il progetto mira a sviluppare tecnologie di trattamento delle acque reflue sostenibili, flessibili ed economiche, progettate per consentire il riutilizzo delle acque reflue urbane in agricoltura, con particolare attenzione agli impatti ambientali e agronomici. 
“Il problema del riutilizzo di acque reflue è oggi cruciale - sottolinea il professor Luigi Rizzo responsabile del progetto per UniSa - Rispetto alle soluzioni tecnologiche, l’aspetto più importante della nostra ricerca riguarda l’uso della radiazione solare, della chimica verde, e la loro integrazione con la fitodepurazione”. Per individuare una soluzione sostenibile al trattamento delle acque reflue urbane ai fini del riutilizzo agricolo, l’idea portata avanti dall’Università sfrutta una combinazione di processi basati sull’utilizzo di piante (fitodepurazione) e radiazione solare (processo di foto-Fenton solare). Un approccio interdisciplinare, reso possibile grazie alla collaborazione fra diversi gruppi di ricerca dell’ateneo campano: al gruppo del professor Luigi Rizzo (Ingegneria Ambientale) si sono affiancati quelli dei professori Stefano Castiglione (Botanica e Genetica) e Antonio Proto (Chimica dei materiali), del Dipartimento di Chimica e Biologia. “L’obiettivo del gruppo UniSa - chiude Rizzo - è ridurre, attraverso la combinazione tra fitodepurazione e foto-Fenton solare, la salinità dei reflui, la quantità di microinquinanti tossici come farmaci e pesticidi, e i batteri resistenti agli antibiotici: in modo da rendere le acque reflue trattate più sicure per un riutilizzo in agricoltura”. 

 

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