In pole position: prevenzione, Ai, genetica avanzata
La sconfitta definitiva di gran parte delle patologie tumorali non è più un miraggio ma un traguardo raggiungibile. Il presente e il futuro allo Ieo - Istituto Europeo di Oncologia di Milano
La ricerca oncologica ha compiuto passi da gigante in tempi relativamente brevi, moltiplicando studi e investimenti per sconfiggere un avversario insidioso come le patologie tumorali: questa è la sfida totalizzante che caratterizza l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (Ieo), prestigioso polo sanitario ispirato, ormai 32 anni or sono, da un luminare della medicina come Umberto Veronesi. Per comprendere meglio la portata di ciò che sta accadendo, ci siamo confrontati con Pier Giuseppe Pelicci, direttore della Ricerca dello Ieo e professore ordinario di Patologia Generale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano.
Quali i principali passi avanti compiuti dalla ricerca oncologica?
“L’oncologia è cambiata radicalmente, negli ultimi dieci anni, perché da una disciplina prevalentemente fenomenologica è diventata una disciplina totalmente meccanistica. Noi facciamo diagnosi in oncologia e scegliamo i trattamenti sulla base di quali sono le alterazioni genetiche del singolo tumore nel singolo paziente. Questo ha cambiato completamente il paradigma. Mentre prima studiavamo i meccanismi dei tumori nei laboratori, sperando di trovar qualcosa che fosse poi applicabile ai pazienti, oggi la ricerca di base studia i meccanismi di malattia nel singolo paziente per arrivare alla diagnosi e poter scegliere il miglior trattamento”.
Quindi, siamo arrivati a una medicina oncologica “on demand”…
“Esattamente, a cui associamo quella di oncologia di precisione. Nel singolo individuo, nel singolo paziente, andiamo a studiare i meccanismi molecolari con le molecole che causano il suo tumore, per arrivare alla diagnosi giusta e scegliere, sulla base del tipo di molecole alterate, la terapia più corretta. Al concetto di oncologia personalizzata si associa il concetto di oncologia di precisione, dove la parola chiave è meccanismo molecolare. È come se ogni paziente fosse un progetto di ricerca: bisogna capire quali sono i meccanismi alterati in quel tumore e quindi di conseguenza scegliere il trattamento giusto. Ecco, questo è stato davvero un passo avanti enorme”.
Quali i campi d’azione attuali?
“Abbiamo tre grandi direzioni di ricerca. La prima è capire quali sono le caratteristiche genetiche del tumore, a livello di Dna: quali geni si alterano. Secondariamente, studiamo la capacità del tumore di adattarsi all’ambiente. Il tumore è astuto, sguscia via da tutti i lati perché ha una capacità di adattamento notevole alle modificazioni dell’ambiente che lo circonda, comprese quelle indotte dalle terapie. Terzo, studiamo i rapporti che il tumore stabilisce con le cellule sane del paziente, alcune della quali si oppongono al tumore, altre lo favoriscono”.
Le principali novità sulle terapie?
“Sul piano delle terapie, la ricerca ha portato negli ultimi dieci anni a nuove terapie molecolari, tra le quali l’immunoterapia rappresenta sicuramente quella di maggior successo. Curiamo i tumori risvegliando il sistema immunitario del paziente, istruendolo ad uccidere le cellule tumorali. Grazie a questa terapia, ci sono tumori che prima erano invariabilmente fatali e che oggi sono curabili o controllabili. Ma esiste anche un rovescio della medaglia: i pazienti che rispondono all’immunoterapia sono il 30-40% rispetto al totale: una cifra nettamente superiore rispetto al passato, ma non ancora soddisfacente. Alcuni tumori non rispondono all’immunoterapia, altri rispondono ma poi il tumore recidiva. E questa è la frontiera assoluta della ricerca in questo preciso momento”.
Un appello che sente di rivolgere ai suoi colleghi?
“Oggi i tumori sono sempre più frammentati in molte sottocategorie biologiche e molecolari. Questo significa che nessun ospedale, da solo, vede abbastanza casi per capire davvero cosa funziona e cosa no. Per questo condividere i dati clinici e molecolari dei pazienti non è più una scelta: è una necessità. L’intelligenza artificiale ci offre strumenti di analisi completamente nuovi, ma questi strumenti funzionano solo se possono studiare grandi quantità di dati provenienti da molti centri diversi. Tutto questo si può fare nel pieno rispetto della privacy. Le tecnologie per farlo esistono già. I pazienti non possono aspettare che il sistema si convinca a farlo: dobbiamo farlo adesso”.
- Alberto Castellaro -
Pier Giuseppe Pelicci, direttore della Ricerca dello Ieo e professore ordinario di Patologia Generale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano