L’Italia al centro della fisica
Sulla scia dei “ragazzi di via Panisperna”, la ricerca nel nostro Paese vive di grandi e giovani talenti. La parola all’esperto, Michele Parrinello, da oltre dieci anni collaboratore dell’Istituto Italiano di Tecnologia
La fisica italiana è ancora all’avanguardia nella ricerca: nel solco di una tradizione che espresse, nella parte centrale dello scorso secolo, quel gruppo di geniali scienziati - Fermi, Majorana, Pontecorvo, Segrè e compagni - divenuti celebri come i “ragazzi di via Panisperna”. Anche se purtroppo il nostro Paese non sempre supporta adeguatamente l’attività di chi studia, il che produce l’annoso fenomeno della fuga dei cervelli. “E invece i giovani ricercatori italiani sono preparatissimi, non hanno niente da invidiare a quelli di altre nazioni, anche per educazione”.
Parole significative che vengono da un interlocutore prestigioso: Michele Parrinello, un vero pilastro della nostra fisica, che a dispetto della veneranda età (è del 1945) continua ad essere attivissimo in molti settori di ricerca. Membro, fra le altre, di prestigiose organizzazioni come la Società dei Lincei, la National Academy of Sciences o la Royal Society, da circa dieci anni collabora con l’Istituto Italiano di Tecnologia, di cui oggi è principal investigator dell’unità di ricerca “Atomistic Simulations”.
Dall’alto della sua lunga esperienza, Parrinello ha un’ottima considerazione della ricerca italiana, “che è tuttora considerata fra le più importanti nel mondo, a prescindere dalla mancanza di fondi - ribadisce - Se ci fossero finanziamenti adeguati, come accade per esempio in Germania, non ci fermerebbe nessuno… E se il sistema Italia facesse lo sforzo di far rientrare dall’estero le migliaia di giovani brillanti che sono in giro, saremmo leader assoluti”.
Le lusinghiere opinioni di Parrinello si basano intanto sulla conoscenza diretta del settore in cui opera, quello della simulazione molecolare: ovvero il modeling di materiali, proteine, processi biochimici e chimici. “Ci sono diversi gruppi attivi in quest’ambito, con alcuni codici sviluppati in Italia e ormai diffusi nel mondo. Tanto per citarne alcuni, il Quantum Espresso, ideato e sviluppato a Trieste dalla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati; il Crystal, un famoso software di chimica quantistica per lo studio dei materiali solidi, realizzato dall’Università di Torino”.
Parrinello si occupa in prima persona di queste tematiche all’interno di una realtà prestigiosa come l’Istituto Italiano di Tecnologia. “Qui c’è una forte attività nel computational science, in particolare nella simulazione, e si sta spingendo molto anche sull’applicazione dell’intelligenza artificiale in vari ambiti - spiega il professore - Oltre allo sviluppo di metodi per simulazioni sempre più accurate e veloci, al momento esiste un interesse crescente sulla catalisi. Pensiamo a tutti i problemi ambientali del nostro mondo: servono metodi per rendere inoffensiva l’anidride carbonica, la plastica, le microplastiche... O anche l’ammoniaca: quando ne fu inventata la sintesi industriale, un secolo fa, gli ideatori vinsero il Nobel, e la sostanza divenne fondamentale per lo sviluppo agricolo. Oggi, però, il problema principale è l’elevato consumo energetico legato alla sua produzione, con conseguenze importanti sul piano ambientale. Per questo serve capire come rendere il processo più sostenibile. Tutte cose che potremmo raggiungere tramite la simulazione atomistica”.
Michele Parrinello: “La ricerca italiana è considerata fra le più importanti nel mondo: se il sistema Italia facesse lo sforzo di far rientrare dall’estero le migliaia di giovani brillanti che sono in giro, saremmo leader assoluti”